TIMEO EUROPEISTI ET DONA FERENTES

Di fronte a questa emergenza sanitaria ed economica, o le istituzioni europee cambiano paradigma o andiamo incontro ad una catastrofe economica e sociale di proporzione immane. “Non c’è alternativa”, come dicono loro. 

Il 18 marzo la BCE ha annunciato che avvierà un programma di acquisti per l’emergenza pandemia (PEPP) di 750 miliardi, che coinvolgerà titoli pubblici e privati. Tale programma durerà almeno fino alla fine del 2020. Si legge che i criteri di acquisto continueranno ad essere quelli del “capital key” (ovvero in base al PIL, e non più del 33% dei titoli di Stato emessi), ma allo stesso tempo si dice che “gli acquisti condotti sotto il PEPP, saranno effettuati in maniera flessibile. Ciò consente fluttuazioni nella distribuzione dei flussi di acquisto nel tempo, tra le classi di attività e tra le giurisdizioni”. Fluttuazione che però saranno minime.

E ancora leggiamo “Il consiglio direttivo farà tutto il necessario all’interno del suo mandato.” Infine, punto degno di nota: “Nella misura in cui alcuni limiti autoimposti potrebbero ostacolare le azioni che la BCE è tenuta ad adottare per adempiere al proprio mandato, il Consiglio direttivo prenderà in considerazione di rivederli nella misura necessaria a rendere la sua azione proporzionata ai rischi che affrontiamo. La BCE non tollererà alcun rischio per la regolare trasmissione della sua politica monetaria in tutte le giurisdizioni dell’area dell’euro.”(1). E’arrivato un nuovo e inevitabile Quantitatve easing, a meno che non si voglia far saltare l’eurozona. 

A fronte di ciò, plaudire la BCE, per fare metà del lavoro che dovrebbe fare una Banca Centrale normale, è assurdo. E’ come essere soddisfatti se il proprio cane abbaia, se il postino consegna la posta, o se un calciatore segna. Quello che la BCE dovrebbe invece fare è fungere da prestatore di ultima istanza in toto, quindi azzerare gli spread, controllare la curva dei rendimenti a medio termine, e se necessario, monetizzare interamente i titoli di nuova emissione, come fanno le banche centrali dei paesi sviluppati. La monetizzazione sarebbe infatti una mera partita di giro tra Banca Centrale e Stato, e tale “debito” potrebbe essere cancellato dalla Banca Centrale in ogni momento (2). La BCE però ha come priorità nel suo statuto la “stabilità dei prezzi”. 

«L’unica strategia che sembra possibile, oltre che necessaria, è quella di uno stimolo fiscale finanziato attraverso la creazione di moneta. In altri termini, ciò che si propone è la monetizzazione di una parte dei deficit pubblici, destinata a finanziare, senza creazione di debito aggiuntivo, un ampio e generalizzato programma di investimenti pubblici». Queste le parole dell’ex ministro dell’economia Tria e di Brunetta in un articolo dell’8 marzo del 2017 (3). Parole più attuali che mai, che oggi dovrebbero essere ascoltate in risposta a questa crisi. 

La massa di liquidità iniettata dal PEEP, difficilmente arriverà all’economia reale (noi), proprio come accaduto per il vecchio Quantitative easing. Famiglie e imprese non vedranno un soldo.

Ora il “Patto di Stabilità e crescita” è stato temporaneamente sospeso (e menomale) (4). Ma che “stabilità e crescita” fornirebbe se viene sospeso proprio in alcune situazioni di difficoltà? L’Italia, comunque, non è libera di fare quanto deficit vuole in base all’art. 81 della Costituzione, il pareggio di bilancio. Unico Paese ad averlo inserito in Costituzione. Grazie Mario Monti. Inoltre, senza monetizzazione del debito, ci indebiteremo ulteriormente con i mercati finanziari, e ciò, a crisi finita, ci porrebbe di nuovo alla mercè dei mercati stessi, con un inevitabile processo di consolidamento fiscale (alias austerità). 

Recentemente una serie di economisti mainstream ha proposto una “Covid Credit Line” presso il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) (5). Ogni Paese avrebbe una linea di credito presso il MES, a lunga durata, condizioni di accesso, e condizionalità ex post. In altre parole, un’altra fregatura targata UE. Le condizionalità infatti consisterebbero nelle riforme strutturali che tanto “amiamo”.  Austerità, ulteriore smantellamento dei diritti sociali eprivatizzazioni. 

Se non cambia il paradigma di riferimento in senso keynesiano delle istituzioni europee, stiamo entrando in un tunnel (la crisi) di cui mai vedremo la luce dell’uscita. Anche perché non siamo ancora neppure usciti dalla crisi precedente.

Politiche fiscali espansive, forti investimenti pubblici, e nazionalizzazioni. Senza le ricette keynesiane, difficilmente ne usciremo “vivi”. L’opzione abbandono dell’eurozona rimane la via auspicabile per non andare incontro ad una catastrofe in termini economici e sociali. 

E’ proprio il caso di dirlo: timeo europeisti et dona ferentes. 

Matteo Mariotti

(1)https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2020/html/ecb.pr200318_1~3949d6f266.en.html?fbclid=IwAR39mrkxFJgAMUic8-LGvY9MaCfk5Ih1gCkOtdL0jEvbSrLF-yf19g4m64A(2) https://www.ilsole24ore.com/art/monetizzare-e-cancellare-debito-paesi-che-fanno-e-come-funziona-AE5ZfLAF(3) https://www.ilsole24ore.com/art/la-visione-giovanni-tria-euro-e-investimenti-pubblici-fuori-parametri-ue-AEW38Ak(4) https://www.ilsole24ore.com/art/coronavirus-ue-stop-patto-stabilita-von-der-leyen-pronti-anche-ad-altre-azioni-ADDXZqE(5) https://voxeu.org/article/proposal-covid-credit-line?fbclid=IwAR0PhBPisEM5iTA6-cqtcqCZyRVXr3qX1IBa8YwVEzATZ7g_ufdZpReSptM

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