Numeri Verdi per le Aziende

Tra i vari e diversi comparti aziendali le Compagnie Assicurative anche hanno dei numeri verdi, basti pensare che le assicurazioni possono anche vedersi chiamare per sinistri e affini e fornire un servizio gratuito per chi chiama è importante.

In questo post vedremo come chiunque possa attivare un Numero Verde gratuito per l’utenza o la clientela focalizzando maggiormente l’attenzione però sulle Compagnie Assicurative più conosciute.

 

Le Compagnie Assicurative e i Numeri Verdi

A seguire un elenco di compagnie assicurative famose e note che hanno attivato per i clienti o per i potenziali clienti un numero verde apposito a ricevere richieste e a comunicare questioni rilevanti:

1): Compagnia assicurativa Europe Assistance: 803 803 questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti

2): Compagnia assicurativa Allianz Lloyd Adriatico: 800 68 68 68 questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti, Allianz ha anche un secondo numero verde, quello dedicato alle emergenze: 800 68 68 68

3): Compagnia assicurativa Allianz Ras: 800 68 68 68  questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti

4): Compagnia assicurativa Cattolica Assicurazioni: 800 57 53 53  questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti

5): Compagnia assicurativa Alleanza Toro Spa: 800 056 650 questo è un numero Verde dedicato all’assistenza clienti

6): Compagnia assicurativa Intesa San Paolo: 848 124 124 questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti e San Paolo ha anche un ulteriore numero verde, dedicato in questo caso all’assistenza sinistri: 800 188 828

7): Compagnia assicurativa Linear: 800 992 222  questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti poi vi è il secondo numero verde della compagnia dedicato all’assistenza sinistri: 800 321 321

8): Compagnia assicurativa Genertel: 800 880 880  questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti, in più anche un numero verde differente dedicato all’assistenza sinistri: 800 202 040

9): Compagnia assicurativa Reale Mutua Assicurazioni: 800 320 320  questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti e quello successivo è dedicato all’assistenza sinistri: 800 320 320

10): Compagnia assicurativa Zurich Connect: 848 580 399  questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti, inoltre vi è per questa compagnia, al pari di altre, anche un ulteriore numero verde dedicato all’assistenza sinistri: 800 247 247

11): Compagnia assicurativa Quixa: 800 185 444 questo è il numero che si compone se si vuole essere richiamati

12: Compagnia assicurativa Fondiaria Sai: 800 551 144  questo è un numero verde dedicato all’assistenza clienti, anche per questa compagnia i numeri verdi sono due, il secondo è dedicato all’assistenza sinistri: 800 017 205

 

Perché i Numeri Verdi hanno tanta popolarità

Non solo per quanto riguarda il comparto assicurativo. I numeri verdi riscuotono questo successo anche dopo molti anni dalla loro nascita, per il fatto che sono dei numeri gratuiti per il chiamante grazie ai quali è possibile ricevere informazioni mirate e assistenza, tutto ciò costituisce inoltre anche una valida strategia di marketing.

Fornire assistenza e rispondere a singole domande su prodotti o su servizi è un modo giusto per coltivare la propria clientela o utenza e per dare, al tempo stesso, una ragione in più di scelta all’utenza.

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IL PROBLEMA DEL MERCATO DEL LAVORO: GLI SCORAGGIATI 

La crisi del 2008 e quella successiva del debito del 2011 hanno portato l’economia mondiale a grossi sconvolgimenti sia sul lato della produzione e dei servizi. Questa situazione di riallocazione dei fattori produttivi ha portato a una situazione simile a quella della crisi del ’29 con tanta disoccupazione. Mentre la politica economica espansiva della Fed ha fatto riassorbire molto rapidamente la disoccupazione in Europa la situazione è molto critica con Paesi della parte sud con livelli in doppia cifra. Durante questo periodo di crisi però si sta manifestando un fattore nuovo, il fenomeno di persone che sarebbero disponibili a lavorare, ma non cercano e quindi inattivi, vengono definiti “scoraggiati”. Dall’ultimo studio di Eurostat, si vede come il paese con il maggior numero di “scoraggiati” in Europa è l’Italia. 
1.1. Evoluzione degli scoraggiati nella zona Euro

Nel nostro paese il numero degli scoraggiati è il più alto in Europa, con oltre 3,5 milioni di persone circa il 14% della forza lavoro nazionale contro una media europea del 4,7%. Nel complesso in tutta la zona Euro ci sono 11,4 milioni di potenziale di lavoro che potrebbe portare un grosso aumento di produttività e di crescita economica. La Germania ha solo il 2,4% a confronto del nostro 14% di scoraggiati sulla totalità della zona Euro. Questa differenza è causata da una politica attiva e sulla riforma del mercato del lavoro che negli anni sono stati attuati durante gli anni.  L’efficienza della riforma tedesca del piano Hartz proposta e attuata nel 2002 ha abbassato sia il tasso di disoccupazione sia a livello di stimolo per i lavoratori nella ricerca di lavoro. In Italia purtroppo le varie politiche del mercato non sono state ne efficaci e ne efficienti in quanto non si è lavorato sul come risolvere il problema ma solo per poterlo “tamponare” nel breve periodo tramite sussidi di disoccupazione. In Italia, forse solo il Jobs Act è il primo piano di riforme che va a riformare il mercato del lavoro nel lungo periodo attraverso la costituzione di centri dell’impiego che devono far incontrare domanda ed offerta di lavoro.
1.2. Forza lavoro potenziale dei Paesi Euro


Il vero problema degli scoraggiati è che, se queste persone incominciassero a cercare lavoro, il numero di disoccupati si innalzerebbe e di conseguenza il tasso di disoccupazione mettendo in crisi le politiche del mercato del lavoro. 

OSPECA 

F.MARINARO

TASSI NEGATIVI PER FAR RIPARTIRE LA CRESCITA ECONOMICA

“Se nuovi shock negativi dovessero offuscare l’outlook, oppure la variazione delle condizioni di finanziamento si rivelassero insufficiente a stimolare l’economia e l’inflazione, abbiamo ancora in serbo una riduzione dei tassi”.Queste sono le parole dette nell’ultimo meeting della BCE dal capo economista Peter Praet. I tassi nella zona Euro sono negativi ma le prospettive di crescita dell’inflazione rimangono basse intorno al 0,30% per tutto il 2016. Il nuovo piano della BCE che si inaugurerà il primo di giugno ha come obiettivo quello di aumentare l’inflazione e dare una spinta alla crescita economica di tutta la zona euro. La Banca centrale nel nuovo piano offrirà liquidità al mercato tagliando il tasso di rifinanziamento che passa da -0,3 a -0,4%, mentre tasso di rifinanziamento verrà portato allo zero. Per di più anche il tasso di rifinanziamento marginale, che governa i prestiti straordinari a brevissimo termine che le banche chiedono alla Bce, è stato tagliato allo 0,25% dallo 0,30%. Questo scenario però va contro il postulato che sta alla base della teoria economica, gli individui preferiscono consumare beni e servizi oggi che in futuro e da questo concetto che nasce il tasso di interesse positivo che renumera questa sacrifico di mancato consumo. Negli anni ’70, i tassi di interesse furono relegati in campo negativo per un periodo prolungato in quanto l’inflazione era superiore ai tassi di interesse nominali. La situazione attuale è molto simile a quella degli anni ’70 ma la differenza sostanziale sono le cause che hanno provocato questa caduta dei tassi. Negli anni ’70 l’aumento del prezzo del petrolio fu artefice dell’indebolimento della crescita economica, mentre oggi la mancanza di crescita è causata da elevati livelli di indebolimento e dai molteplici default del credito dovuti a una domanda stagnante. Una situazione parallela si è verificata durante la crisi del ’29, precisamente negli anni dal’29 al’33, e fu anche coniata l’idea di “denaro libero” in cui per evitare la stagnazione si cercava di indurre individui a consumare invece che risparmiare. Questa teoria si basava su l’idea di un tasso negativo sui depositi che faceva diminuire il valore e la quantità di denaro risparmiato. 

1.1. La velocità di circolazione di moneta negli USA.


La chiave per far ripartire i consumi e la crescita economica è la velocità di circolazione delle moneta che può essere stimolato solo da tassi negati di interesse spingendo gli individui a consumare.

OSPECA

F.MARINARO

IL FONDO ATLANTE E LA SITUAZIONE BANCARIA ITALIANA

“The Unnamed Beneficiary of an Italian Bank Bailout” titolava qualche giorno fa il Financial Times. Il sistema bancario italiano si trova in una situazione di grave crisi causata da anni di mal gestione e di poca chiarezza da parte del management. Il fallimento di quattro banche nel novembre del 2015 ha portato alla nascita del fondo Atlante. Questo fondo ha come finalità quella di sostenere le banche italiane nelle proprie operazioni di aumenti di capitale e a favorire la gestione dei crediti in sofferenza del settore. La composizione del fondo è fatta da banche italiane e la sua dimensione è pari a 4,25 miliardi di euro e la quota di un singolo dei 67 partecipanti non è in nessun caso superiore al 20% della dimensione del fondo. Il fondo potrà acquisire fino al 30% in crediti non performanti e può anche garantire asset su tranche junior o mezzanine di Abs o di veicoli creati ad hoc. I maggiori finanziatori sono Intesa San Paolo e Unicredit con apporti di circa un miliardo di euro ciascuno.Tra il 2015 e il 2016 le sofferenze bancarie italiane hanno toccato il suo apice di criticità toccando i 200 mln di euro, influenzati anche da enormi conflitti di interesse e bilanci falsati e da un management non all’altezza di gestire certe situazioni di crisi. 

1.1. Evoluzione delle sofferenza bancarie italiane.


Il fondo è stato utilizzato per la prima volta per l’aumento di capitale di Popolare di Vicenza, la quale non è riuscita ad essere ammessa in Borsa Italiana. Il flotta non è arrivato al 25% per garantire la liquidità del titolo in Borsa e quindi non è stata ammessa alla quotazione. Il 93% dell’aumento di capitale è stato sottoscritto dal fondo Atlante pagando 10 centesimi di euro per azione, prima della pseudo quotazione ogni azione era valutata 62 euro. La prossima banca che verrà o si cercherà di essere quotata è Veneto Banca che si trova in una situazione simile a quella di Popolare di Vicenza. Il vero problema è la ristrutturazione di un sistema che per anni ha vissuto di altissimi compensi più alti d’Europa per i manager che hanno performance al di sotto del comparto europeo e di un altissimo effetto clientelare che hanno portato a squilibri e disallieneamenti economici difficilmente aggiustabili nel breve periodo
OSPECA
F.MARINARO

Un modello di valutazione delle crisi finanziarie

La nascita delle crisi finanziarie può dipendere da molte variabili, e l’economia mondiale nell’ultimo ventennio è stata colpita varie volte.

La crisi più imponente è stata quelle del 2008: nata da politiche monetarie sbagliate e dall’ingegneria finanziaria che ha favorito la nascita di prodotti a leva su una bolla speculativa sul settore immobiliare.

Nel 2011 si è verificata quella del debito pubblico nella zona euro che ancora oggi non si è riuscito totalmente a stanare, basti vedere i problemi sulle banche nei paesi europei quali Italia, Grecia e Portogallo. Più che crisi finanziaria quella europea è una crisi strutturale, in quanto i paesi quali Italia, in primis, hanno bisogno di profonde riforme soprattutto nel settore bancario.

Un modello economico, forse l’unico che descrive una crisi economica è quello di H. Minsky che nella metà degli anni novanta descrisse in maniera realista come si crea una bolla e il suo successivo scoppio. Gli operatori economici in situazioni di bassi tassi di interesse si spostano da posizioni a tassi bassi e a reddito fisso a posizioni sempre più rischiose e a tassi più alti. Il modello di Minsky può essere suddiviso in tre parti che costituiscono la teoria dell’instabilità finanziaria. La prima descrive le tipologie di cash flow, i margini di sicurezza e le posizioni finanziarie. Secondo Minsky le posizioni che possono assumere gli operatori sui mercati possono essere tre: ‘coperta’ nel caso in cui i flussi di contante di reddito in entrata siano in eccesso rispetto agli esborsi sulle passività in ogni periodo. La posizione finanziaria è ‘speculativa’ se a breve termine le entrate di contante risultano inferiori agli impegni di pagamento dovuti, ma la parte di reddito dei flussi di contante è pur sempre superiore al costo dell’interesse sul debito. La posizione finanziaria è ‘ultraspeculativa’ quando la parte di reddito dei flussi di contante è, nel breve termine o anche per buona parte dei periodi rilevanti, addirittura inferiore rispetto alla parte di interesse sui pagamenti. Secondo Minsky se per un determinato periodo prevale un mix di finanziamento coperto e speculativo delle posizioni di finanziamento interno ed esterno degli investimenti, vi sono all’interno dell’economia degli incentivi al cambiamento di tale mix. Lo spostamento dell’economia da una finanza coperta ad una ultraspeculativa comporta un aumento dell’instabilità, una diminuzione dei margini di sicurezza, e ciò comporta un aumento del rapporto del rapporto debito/capitale proprio. Questo modello però a distanza di anni si può essere modificato e ampliato con una visione più finanziaria.

Osservando ciò che è successo nel 2008 e le successive politiche monetarie attuate dalle banche centrali di tutto il mondo si può delineare un modello di previsione di una crisi finanziaria. Partendo da un’analisi delle economia avanzate quali Europa e Usa possiamo vedere come entrambi si trovano in crollo dell’azionario e in situazione di bassa inflazione e di una crescita rallentata. Il modello di crisi si può sintetizzare in 4 fasi: la fase uno coincide con la fine di una recessione, dove le politiche espansive delle banche centrali hanno tenuto basso il costo del denaro è basso e i mercati azionari sono ancora in calo in base alle aspettative di basse redditività delle società. La fase due è caratterizzata da un miglioramento di Borse e dei bond che vivono una fase rialzista. L’attività creditizia favorevole favorisce una ripresa dell’economia. La fase tre è un periodo in cui l’azionario cresce e si gonfia ma gli spread creditizi si ampliano e il mercato si comporta come se fosse illiquido. Dopo mesi e mesi di forti guadagni, i Ceo delle imprese diventano spesso troppo propensi al rischio e si possono formare delle bolle: questo passaggio è molto simile al modello di Minsky in cui gli operatori si spostano in situazioni ultraspeculative. Le Borse corrono, ignorando i primi segnali di un deterioramento del mercato del credito. La fase quattro, infine, è quella in cui l’azionario reagisce alla mancanza di credito disponibile e incomincia a flettere entrando in un classico mercato ribassista in cui i prezzi delle obbligazioni e le Borse scendono all’unisono. Questa ultima fase è collegata al peggioramento dei bilanci delle aziende e all’aumento della probabilità di non rimborso dei Bond causato dal rialzo dei tassi da parte delle banche centrali finalizzato al contrasto della speculazione e dell’inflazione.

Questo modello sembra spiegare la situazione attuale delle borse in cui tutte le quotazioni scendono pesantemente (anche per via del basso costo del petrolio che porta con sè lo spettro della deflazione), il rialzo troppo presto dei tassi della Fed (che ha irrigidito la liquidità) e il rallentamento della Cina.


OSPECA

Fabio Marinaro