SOTTO GLI OCCHI ANNOIATI E DISTRATTI DEL MONDO

Noia. Indifferenza. Tristezza. Indifferenza. Distrazione. Indifferenza. Disperazione. Indifferenza. Ma soprattutto: indifferenza. Sapete quando le cose si mettono male, ci si tira sempre fuori dai guai. Più sono grossi e più ci si lava le mani. Ovviamente non è questo lo scoop giornalistico del secolo ma sicuramente è un dato di fatto. E a proposito di dati vi stilo una seria di numeri e cifre impressionanti circa i costi recenti che l’Italia deve sostenere per fronteggiare il problema immigrazione. L’operazione militare e umanitaria nel Mar Mediterraneo meridionale denominata Mare Nostrum è iniziata il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. L’Operazione consiste nel potenziamento del dispositivo di controllo dei flussi migratori già attivo nell’ambito della missione Constant Vigilance, che la Marina Militare svolge dal 2004 con una nave che incrocia permanentemente nello Stretto di Sicilia e con aeromobili da pattugliamento marittimo. L’Operazione Mare Nostrum ha dunque una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare e assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti. Il dispositivo vede impiegato il personale ed i mezzi navali ed aerei della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto nonché del personale del Ministero dell’Interno. La Marina Militare partecipa, in particolare, con: 920 militari; una Nave Anfibia tipo LPD con funzione di Comando e Controllo dell’intero dispositivo, due fregate Classe Maestrale, ciascuna con un elicottero AB-212 imbarcato; due pattugliatori, due elicotteri pesanti tipo EH-101 imbarcati sulla Nave Anfibia, un velivolo P180, munito di dispositivi ottici ad infrarosso, un LRMP Breguet Atlantic. Ma ci sono dei costi. Indubbiamente ci sono dei costi. L’ex ministro della Difesa, Mario Mauro, ha pubblicato tutto nel dettaglio e finora siamo su una cifra pari a 1,5 milioni di euro al mese, previsti in crescita dai prossimi giorni quando verranno assegnate alla nuova operazione la nave da assalto anfibio San Marco, due fregate classe Maestrale e due pattugliatori delle classi Comandanti e Costellazioni. L’unico dato certo è che le spese verranno gestite con i bilanci dei singoli ministeri, come annunciato dal governo, probabilmente attingendo dai 190 milioni di euro messi a disposizione nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri per l’emergenza immigrazione (più 20 milioni per l’accoglienza dei minori) . Per “Mare nostrum” fonti di stampa hanno previsto un onere finanziario di circa 4 milioni di euro al mese ma, conti alla mano, la spesa potrebbe essere più che doppia. Prendendo a riferimento le “tabelle di onerosità” delle unità navali della Marina Militare un giorno di navigazione di una Maestrale costa circa 60 mila euro, del San Marco 45 mila e tra i 12 e i 15 mila euro dei pattugliatori. L’impiego delle sole unità navali costerà quindi 192 mila euro al giorno ai quali aggiungere il costo delle ore di volo della decina di velivoli assegnati all’operazione. Almeno quattro gli elicotteri AB-212 coinvolti con un costo orario di 4 mila euro come quello del drone Reaper messo a disposizione dall’Aeronautica. I due sofisticati elicotteri EH-101 dotti di radar per la ricerca di superficie costano 7 mila euro a ora di volo mentre tra gli aerei da pattugliamento i costi variano dai 2 mila euro dei piccoli Piaggio P-180 ai 13 mila euro dei grandi e vecchi Breguet Atlantic. Anche ipotizzando un impegno dei mezzi aerei di sole 15 ore di volo al giorno si raggiunge un costo medio di 90 mila euro. Sommando i costi aerei e navali più le indennità d’imbarco dei circa 800 marinai delle cinque unità navali coinvolte si può ipotizzare una spesa media giornaliera di 300 mila euro, cioè 9 milioni di euro al mese a cui aggiungere 1,5 milioni per il dispositivo di unità costiere già in azione per un totale di 10,5 milioni. Il punto debole di “Mare nostrum” non è nel dispositivo militare messo in campo ma negli obiettivi perseguiti dalla missione. Se il compito è solo quello di soccorrere in mare e portare in Italia gli immigrati africani allora la missione rischia di essere senza fine perché la presenza navale italiana incoraggerà i flussi migratori e ingigantirà il business delle organizzazioni criminali. Nonostante le assicurazioni del governo che la missione si integrerà con il sistema di pattugliamento europeo Frontex e quello di rilevamento dell’ Unione Europea Eurosur è evidente che il peso dell’intervento sul mare e del problema immigrati ricadrà sull’Italia, come avvenne due anni or sono in seguito al conflitto libico. Frontex di fatto non schiera unità navali nel Canale di Sicilia ed Eurosur sarà operativo solo a dicembre e non salverà ne assisterà un solo naufrago. Difficile però scoraggiare i trafficanti aiutando i loro “clienti” a raggiungere l’Italia. Anche se la missione annunciata è stata definita umanitaria e di soccorso, desta qualche sospetto la composizione dello strumento aeronavale navale messo in campo che avrebbe una reale capacità di contrastare l’immigrazione illegale. L’Italia è al collasso per il problema dell’immigrazione dal Nord Africa. Centri di accoglienza strapieni e strutture di assistenza ogni oltre ogni limite. Con costi divenuti ormai insostenibili dato che il sistema di accoglienza costa ai cittadini italiani 300mila euro al giorno, 9 milioni al mese, oltre 100 milioni all’anno. E’ il risultato delle assurde politiche adottate dall’Italia anche su imposizione dell’Unione Europa. Quella stessa Unione Europea sempre prodiga di consigli e raccomandazioni, ma assai risicata sugli aiuti. E così i migranti arrivati dalla Libia l’Italia se li deve tenere. E tacere. Mentre Londra e Berlino possono studiare nuove leggi che permetteranno l’espulsione forzata dei cittadini europei rimasti senza lavoro per più di tre mesi. Leggi inflessibili che consentiranno ai “bobbies” londinesi di rispedire a casa un italiano rimasto per più di dodici settimane nel Regno Unito. E ai poliziotti italiani di far lo stesso con un disoccupato tedesco in viaggio per l’Italia da più di un trimestre. Rispedire al mittente gli immigrati extracomunitari resterà invece un inaffrontabile tabù che a quanto pare nessuno ha interesse a risolvere.

OSPECA
MICHELE FASCETTI

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