LA CRISI DEL MERCATO DELL’AUTO

I dati riguardanti la crisi automobilistica avvenuta nel 2008, che ha coinvolto le principali industrie di autoveicoli mondiali, negli ultimi anni hanno fatto registrare una leggera ripresa per le industrie americane (come la General Motors e il Gruppo Chrysler, la cui maggioranza oggi è di proprietà della Fiat) e per quelle cinesi o giapponesi (come la Toyota), il che non si può dire di quelle europee che che fino a poco tempo fa continuavano a dare riscontri negativi. Uno dei paesi maggiormente colpiti è stato l’Italia che dal 2007 al 2013 ha fatto registrare un calo delle immatricolazioni del 48% passando da 2.490.000 auto vendute nel 2007 a 1.304.000 nel 2013.La crisi automobilistica però non ha coinvolto solo il calo delle vendite delle auto bensì ha provocato maggiori danni all’interno dell’economia di ogni pause in qunto il taglio dei costi del personle e in alcuni casi la chiusura di filiali ha provocato un aumento della disoccupazione per non parlare poi dei danni riguardanti l’indotto. Se oltre a ciò consideriamo che solo questo settore in Italia produce il 12% del PIL e contribuisce al gettito fiscale per circa il 16,8% si intuisce subito quanti problemi ha provocato al livello nazionale questa crisi; ma non è da sottovalutare il fatto che proprio l’aumento della pressione fiscale degli ultimi anni e l’eccessiva burocrazia del paese hanno rappresentato un costo troppo elevato per numerose aziende.
Secondo il Wall Street Journal il problema delle case automobilistiche europee è dovuto al fatto che continuano a mantenere fabbriche e dipendenti di cui non hanno bisogno e che le misure alternative adottate come dismettere la produzione di vecchi modelli, mettere migliaia di dipendenti in cassa integrazione e investire su mercati emergenti non sia sufficiente per risanare la crisi.
La cause della crisi vanno però ricercate nel continuo impoverimento del ceto medio e nella diaspora tra povero e ricco sicché gli acquisti di auto passano dai Low cost (con prezzi bassissimi) a quelli premium (con prezzi altissimi).
Inoltre le 4 ruote oltre a rappresentare un costo molto elevato per ogni famiglia non è più così indispensabile per la mobilità grazie al crescere dei treni super veloci e dei voli Low cost e alla difficoltà nello spostarsi all’interno di grandi metropoli (dal 2008 al 2014 il parco circolante delle auto nelle città metropolitane è diminuito del 6.7%).

Meno macchine vendute non significa però meno macchine in circolazione, l’Italia continua infatti ad attestarsi tra i primi paesi al mondo per numero di auto ogni mille abitanti un chiaro sintomo di saturazione del mercato, per tale motivo le industrie dovrebbero puntare sull’innovazione in particolare sulle auto a inquinamento zero molto apprezzate dagli europei.
Nonostante gli anni di profonda crisi però gli investimenti europei sui mercati emergenti nel 2014 iniziano a dare i primi frutti e anche in Europa il numero delle immatricolazioni di auto inizia a crescere anche se questo non si può dire per l’Italia che si attesta agli ultimi posti della classifica, frutto però di una cattiva politica effettuata dagli ultimi governi italiani.

OSPECA

SILVIA DE SANTIS

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