Istruzione: una “exit strategy” dalla crisi

“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Il primo articolo della costituzione italiana indica in modo chiaro da dove è fondamentale ripartire per uscire dalla crisi.
Non come si sente spesso dire perché garantisca un diritto al lavoro, ma perché il nostro futuro e la nostra crescita dipendono da ciò che di più prezioso possediamo, ovvero il capitale umano.
Una risorsa rappresentata da persone che lavorano, fanno impresa, creano cultura, innovano e rinnovano e che dovrebbe essere supportata al cento per cento, passo dopo passo in tutti i suoi aspetti.

Purtroppo il nostro “bel paese” non brilla certo per quantità e qualità dell’istruzione, soprattutto se confrontata , a livello internazionale, con i paesi più sviluppati e non solo.

Come si evince facilmente da questo grafico, l’Italia è costantemente agli ultimi posti e molto al di sotto della media OCSE.

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L’importanza di questi dati diviene subito palese se pensiamo che se il grado di istruzione italiano riuscisse a raggiungere i livelli dei paesi più avanzati, si avrebbe un aumento del PIL fino al 15% in più in termini reali in 10 anni. Tradotto in cifre vorrebbe dire 234 miliardi, con un guadagno medio per abitante di circa 3900 euro.

Secondo il Csc (centro studi confindustria), l’università italiana non è immobile, resiste ai cambiamenti e alle rifome, studiare conviene anche in Italia.
Gli italiani stanno diventando sempre più istruiti, ma sempre meno che negli altri paesi e restano ancora troppi gli abbandoni (siamo terzultimi in Europa).

Molto significativo è anche il grafico che riguarda i NEET, ovvero i giovani che non lavorano e non studiano, in Italia sono 2.250.000, pari al 24% dei giovani fra i 15 e i 29 anni con un costo che si attesta intorno ai 2 punti di Pil.

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 La laurea aumenta le possibilità di trovare lavoro, oltre che il reddito e la carriera. Basti pensare che il tasso di occupabilità dei laureati è il 40% superiore rispetto ai diplomati.

Investire quindi nel capitale umano appare come l’unica via percorribile per uscire da una crisi che in maniera cinica e spietata ci ha fatto risvegliare in un mondo che non è la favola che noi tutti abbiamo vissuto per anni e che ben presto ci avrebbe fatto cadere in un baratro senza fine.

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