Distribuzione del reddito: OCSE vs Italia

Con distribuzione del reddito indichiamo la ripartizione del reddito tra i membri della società. I problemi della distribuzione del reddito e della ricchezza sono da sempre rilevanti nella scienza economica, tanto che alcuni importanti studiosi hanno addirittura fondato tutti i problemi della economia politica sulle teorie della distribuzione del reddito.
Dagli anni sessanta, lo sviluppo economico si è basato su un graduale aumento delle diseguaglianze riguardo la distribuzione del reddito nei paesi OCSE, dove questo meccanismo ha alimentato la speculazione piuttosto che gli investimenti reali.
Grazie al rapport dell’Ocse ‘Growing unequal?’ possiamo vedere come si è evoluta la distribuzione del reddito negli ultimi 20 anni e confrontando la situazione italiana con quella di altri paesi come Germania, Francia, Regno Unito e gli USA.

L’aumento della diseguaglianza è stato caratterizzato dalla diminuzione della quota delle retribuzioni del lavoro sul reddito nazionale. Nel grafico che segue si può notare che questa quota è diminuita consistentemente nei paesi dell’OCSE, ma è caduta in modo più pronunciato in Italia, considerando non solo le retribuzioni del lavoro dipendente ma anche quelle relative al lavoro autonomo.

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La forte diminuzione della quota dei redditi da lavoro dipende in larga misura dall’evoluzione del salario reale. Secondo le stime del rapporto dell’ Organizzazione Internazionale del lavoro, a parità di potere di acquisto, gli stipendi reali sono diminuiti in Italia del 16% circa tra il 1988 e il 2006. In Italia la quota del reddito nazionale che si ottiene attraverso il lavoro è la più bassa tra i paesi che stiamo confrontando:

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La quota dei redditi da lavoro in Germania e Francia è diminuita seguendo l’andamento medio, mentre negli Usa e nel Regno Unito la quota è diminuita meno della media OCSE. Anche in questi paesi però la diseguaglianza è aumentata e nel caso degli USA enormemente.
Per capire meglio i mutamenti che riguardano la distribuzione del reddito dobbiamo specificare l’indice di Gini, ovvero l’indice di concentrazione dei redditi che assume valori compresi tra 0 e 1.
Il valore 0 indica la pura equidistribuzione, mentre valori alti del coefficente indicano una distribuzione più diseguale.
L’Italia risulta avere un alto indice di Gini, inferiore solo a quello degli USA. Germania e Francia hanno invece un indice di Gini inferiore alla media di 24 paesi dell’OCSE.

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Confrontando i redditi mediani, quelli del decile più povero e quelli del decile più ricco della popolazione mettiamo in luce la gravià della situazione italiana. Infatti, l’Italia ha I redditi minori rispetto la media OCSE e mentre sia per il reddito mediano che per il reddito del 10% più povero l’Italia è l’ultima tra i paesi considerati, il reddito del 10% più ricco risulta più alto rispetto alla media OCSE, anche rispetto alla Francia. Si tratta di un dato che mostra in modo inconfutabile lo squilibrio che il nostro paese vive, con conseguenze molto rilevanti sia sul piano sociale che economico.

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Vediamo come la distribuzione dei redditi è modificata dall’intervento pubblico, comparando i redditi di mercato con i redditi disponibili, calcolati tenendo conto dei trasferimenti dallo stato alle famiglie e della tassazione.
Secondo i dati OCSE in Italia l’effetto dell’intervento dello stato sulla diseguaglianza nella distribuzione dei redditi è superiore a quello dei paesi anglosassoni e alla media OCSE. Tuttavia risulta sensibilmente inferiore a quello della Germania e della Francia. L’Italia però si situa agli ultimi posti nell’efficacia distributiva dell’intervento pubblico. E’ necessario capire quanto la scarsa efficacia redistributiva dell’intervento dello stato sia dovuta all’alta evasione fiscale e agli sprechi nella spesa pubblica e quanto dipenda dalla struttura stessa della tassazione e dei trasferimenti. Dalle elaborazioni dell’ OCSE risulta in particolare che la progressività dei trasferimenti, e di conseguenza il loro impatto redistributivo, è molto minore in Italia rispetto alla media degli altri paesi, tanto per quanto riguarda le persone in età da lavoro che per gli anziani.

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I dati testimoniano in modo evidente che tutte le economie dei paesi sviluppati hanno subito un processo di redistribuzione dei redditi a favore dei profitti e delle rendite. Questa redistribuzione è probabilmente alla base delle cause dell’attuale crisi dove l’Italia ha assistito a un processo ancora più accentuato rispetto agli altri paesi.
Quello che è certo è che la politica economica, deve porsi come obbiettivo prioritario la maggiore efficacia dell’intervento redistributivo dello stato. Ogni classe politica ha il dovere di adempiere alla propia funzione del benessere sociale della nazione per risolvere le ineguaglianze di reddito che non sono solo ingiuste, ma soprattutto economicamente inefficienti. Emerge nella teoria economica, con sempre maggiore chiarezza, una stretta correlazione fra equità e crescita. Nei paesi dell’Unione Europea dove la ricchezza è distribuita in modo più egualitario, tramite misure mirate di contrasto della povertà e della disuguaglianza e vengono garantite migliori condizioni di equità e pari opportunità, si osservano sia maggiori livelli del prodotto per abitante, sia più performanti tassi di crescita.
In conclusione perseguire a una distribuzione egualitaria del reddito dovrebbe essere l’obiettivo della classe dirigente di un Paese.

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