I NEOCLASSICI

Il pensiero neoclassico si pone su una linea di continuità rispetto alla tradizione classica, tuttavia il metodo utilizzato è completamente diverso.
Contrariamente al pensiero classico, chi aveva affrontato l’analisi economica partendo da grandi aggregati collettivi, la teoria neoclassica conduce la sua analisi esaminando il comportamento del singolo individuo.
Per i neoclassici la società è composta da singoli operatori indipendenti (imprenditori, lavoratori, consumatori) supponendo che ogni individuo si comporti in modo razionale, cercando di perseguire il massimo benessere individuale, dunque l’imprenditore cercherà di ottenere il massimo profitto possibile mentre il lavoratore, in base al reddito conseguibile, sceglierà se dipendere da un’azienda o lavorare in proprio (imprenditore, artigiano etc etc), infine il consumatore deciderà come spendere e risparmiare al meglio il suo reddito in modo da arrivare al massimo benessere a lui consentito.
La determinazione delle quantità prodotte, consumate e risparmiate dai singoli soggetti avviene attraverso il cosiddetto principio marginalistico; il metodo marginalista, basato sull’uso della matematica, consiste nella determinazione delle quantità scelte dai singoli operatori attraverso l’esame di piccole variazioni (appunto “marginali”) della quantità medesima. Tale metodo conduce all’individuazione delle scelte ottime dei soggetti attraverso il confronto tra il beneficio e il costo (marginale) ottenuto modificando in maniera infinitesimale una data scelta.
La determinazione delle grandezze macroeconomiche avviene attraverso l’incontro sul mercato dei singoli operatori, ossia attraverso l’incontro tra domanda e offerta . Condizione importante per far funzionare questo sistema è che nel mercato viga un regime di concorrenza perfetta, caratterizzato da un elevato numero di offerenti e acquirenti, dall’omogeneità del prodotto e dalla libertà di ingresso nel mercato.
Per i neoclassici, inoltre, i risultati raggiunti dal mercato rappresentano una situazione di massima efficienza e di massima equità. Per quanto riguarda il primo aspetto, si ha un efficienza in senso tecnico, e un’efficienza in senso economico, in quanto l’insieme dei prodotti risponde esattamente alle preferenze dei consumatori. Per quanto riguarda l’equità, il sistema remunera ciascuna risorsa in base al contributo dato alla produzione.
Prima di passare alla descrizione del modello neoclassico va precisato che tale analisi sarà condotta esclusivamente a livello macroeconomico; cioè esamineremo i meccanismi che conducono alla determinazione delle grandezze del sistema economico nel suo complesso (produzione totale, risparmio e investimento complessivi, numero di lavoratori occupati etc etc).
All’origine del sistema economico neoclassico esistono tre dati di partenza:
• Le risorse disponibili (lavoro, terra, materie prime)
• La tecnologia (cioè le conoscenze tecniche)
• I gusti e le preferenze dei soggetti economici
Sulla base di questi tre dati la teoria neoclassica determina tutte le grandezze del sistema economico (quantità prodotta, consumi, risparmi, prezzi etc etc).
Il circuito ha inizio con l’attività degli imprenditori che acquistano i fattori produttivi, li combinano insieme e realizzano la produzione. Tale produzione rappresenta l’offerta; affinché vi sia una situazione di equilibrio è necessario che questi beni e servizi prodotti vengano acquisiti, è necessario cioè che vi sia una domanda equivalente. Vediamo quali sono le condizioni indispensabili affinché ciò avvenga: tutta la produzione realizzata si deve ripartire tra i soggetti che hanno contribuito alla produzione stessa, sotto forma di redditi.
I soggetti economici, generalmente, non consumano tutto il reddito guadagnato ma solo una parte, il resto viene quindi risparmiato.
Dunque non tutto il reddito si traduce in spesa, perciò le imprese potrebbero non riuscire a vendere tutto il prodotto realizzato. Esistono però altri soggetti, gli imprenditori, che spendono più del loro reddito, attraverso l’ottenimento di prestiti dalle banche. Con la somma presa in prestito essi acquistano i beni di investimento necessari per la produzione. Dunque la quota risparmiata da alcuni soggetti si può trasferire ad altri (gli imprenditori) tramite l’intermediazione bancaria. Gli imprenditori, quindi possono trasformare questi risparmi in domanda di beni di investimento e se ciò avviene la domanda complessiva dei beni è pari alla quantità offerta.
A questo punto occorre porsi una domanda: che cosa garantisce che i risparmi effettuati da alcuni soggetti si trasformino nell’acquisto di beni di investimento da parte degli imprenditori? Secondo i neoclassici i risparmi di investimento sono quantitativamente sempre uguali e quindi non vi sono problemi di squilibrio. Il compito di uguagliare i risparmi e gli investimenti è svolto dal tasso di interesse, infatti, per loro sia i risparmi che gli investimenti dipendono dal tasso di interesse. I risparmi possono essere considerati l’offerta di prestito, mentre gli investimenti la domanda di prestito; il tasso d’interesse possiamo invece considerarlo come il prezzo. Dunque, secondo la legge della domanda e dell’offerta, se il risparmio (offerta) è superiore all’investimento (domanda) il tasso d’interesse si ridurrà in modo da eguagliare risparmi e investimento; se invece la domanda è maggiore dell’offerta il tasso d’interessa aumenterà.
Un altro concetto fondamentale su cui si basano i neoclassici è rappresentato dalla legge degli sbocchi. Tale meccanismo è molto importante perché consente ai neoclassici di affermare che, qualunque sia la quantità prodotta, essa verrà sempre interamente venduta, in quanto una parte di reddito, come abbiamo visto, viene spesa nell’acquisto di beni di consumo, mentre la quota risparmiata si traduce sempre in acquisto di beni di investimento. Tale legge e il meccanismo di mercato che vi è connesso, consente di ottenere la piena occupazione di tutte le risorse disponibili e dunque anche del fattore lavoro. Per tale motivo in un sistema così fatto per i neoclassici non può esistere la disoccupazione involontaria. Se si determina una situazione di disoccupazione significa che l’offerta di lavoro è superiore alla domanda, dunque sempre per la legge della domanda e dell’offerta è necessario che il prezzo del lavoro, ossia il salario, venga ridotto. Questa riduzione, poiché rappresenta una diminuzione dei costi per gli imprenditori, induce questi ad assumere un maggior numero di lavoratori e in questo modo la disoccupazione scomparirebbe. Le imprese, con un numero maggiore di occupati aumenteranno la quantità prodotta. Questo aumento di offerta, grazie alla legge degli sbocchi, troverà sempre un aumento di domanda equivalete, e dunque non vi saranno problemi di merci invendute.
Per far si che tutto questo sistema funzioni il mercato deve essere basato sul libero scambio, tutti i prezzi devono essere perfettamente flessibili, ma principalmente lo Stato non deve intervenire nell’economia, ma limitarsi a gestire l’ordine e a garantire il rispetto dei diritti di proprietà.

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