J.R. HICKS

Hicks, economista inglese nato nei primi del Novecento, fu un illustre studioso che visse assiduamente all’interno dei più illustri centri universitari di ricerca e studio economico dell’Inghilterra. Tra il 1935 e il 1971 si spostò molto tra le varie università dove scrisse anche un suo volume ‘’Value and capital’’. Nel 1972 vinse il Premio Nobel per l’economia assieme a Kenneth J. Arrow (economista statunitense), per i loro contributi pioneristici alla teoria dell’equilibrio economico generale e alla teoria del benessere. Tra i suo contributi teorici, vi è il criterio di ‘’compensazione’’ detto Kaldor-Hicks per confronti in termini di benessere sociale.
Va riconosciuto però che il suo più importante contributo alla scienza economica è stato il modello IS-LM, conosciuto anche come modello di Hicks-Hansen, basato sulla teoria macroeconomica sviluppata da John Maynard Keynes.
Hicks collega infatti la teoria monetaria, che rappresenta il tema centrale dello scritto e che si incardina sul ruolo istituzionale ed economico svolto dal sistema bancario, alla teoria dell’organizzazione e del funzionamento dei mercati; Hicks si sforza, inoltre, di collegare la teoria monetaria alla sua concezione neoaustriaca del processo produttivo, qui utilizzata per esaminare gli investimenti innovativi. Egli mostra quindi come, di fronte ad un aumento dell‘efficienza marginale del capitale, il risultato ottenuto sia quello tipico della teoria classica o quello della Teoria generale a seconda della posizione iniziale in cui si trova la curva IS. In base alla teoria della preferenza per la liquidità, infatti, la curva LL presenta un primo tratto orizzontale, in corrispondenza del livello minimo al di sotto del quale il tasso d‘interesse non è supposto poter scendere, ed un ultimo tratto verticale, in corrispondenza del massimo livello di reddito che può essere finanziato con una data quantità di moneta. Se la curva IS cade nel primo tratto della LL, un suo spostamento verso destra determina un aumento del reddito lasciando invariato il tasso d‘interesse; se cade nell‘ultimo tratto, l‘effetto è quello di aumentare il tasso d‘interesse lasciando invariato il reddito. Se la curva IS cade in un punto intermedio della LL, un aumento della disponibilità ad investire aumenta sia il reddito che il tasso d‘interesse, con il risultato di produrre un effetto espansivo sulla produzione minore di quello che si sarebbe avuto a parità di tasso d‘interesse: l‘aumento del tasso d‘interesse riduce il valore del moltiplicatore.
La strada aperta da Hicks contiene tutti i pericoli connessi con il minimizzare la diversità tra Keynes e i classici e ciò è confermato dal tentativo di Don Patinkin154 di presentare la Teoria generale come un caso particolare della teoria tradizionale. Patinkin, in realtà, ha tratto tutte le implicazioni insite nel paradigma interpretativo di Hicks-Modigliani-Klein, presentando un modello keynesiano che si distingue dal modello classico per la presenza di talune rigidità ed ipotesi specifiche, tra le quali un posto particolare spetta alla illusione monetaria nell‘offerta di lavoro e nella domanda speculativa di moneta. La disoccupazione, in quel modello, è presentata come un fenomeno transitorio che si manifesta come reazione delle imprese ad un eccessivo accumularsi di scorte: di fronte ad una caduta della domanda, gli imprenditori continuerebbero a produrre accumulando scorte fino ad un punto critico, oltre il quale ridurrebbero la domanda di lavoro; poiché, a causa della rigidità verso il basso del salario monetario, il salario reale è rimasto immutato, il livello di occupazione effettivo diverge dal livello ottimale, cioè dal livello ottenuto, in corrispondenza di quel salario, sulla curva di domanda di lavoro. Le imprese sono, cioè, in una situazione di disequilibrio, ed è nella natura di tale situazione il manifestarsi di forze tendenti a ricondurre il sistema verso una posizione di pieno impiego155, attraverso appropriate variazioni dei prezzi e dei salari.
Hicks pone a raffronto le equa- zioni che rappresentano il modello classico e quello keynesiano. Il primo è descritto dalle seguenti tre:
Md=kY I=C(i) I=S(i,I)
Dove la prima descrive la domanda di moneta come funzione del livello di reddito reale, la seconda il livello degli investimenti determinati dal saggio d’interesse e l’ultima l’equilibrio fra investimenti e risparmio determinato sia dal livello del reddito che dal tasso d’interesse.
La Teoria Generale sarebbe invece ben rappresentata dalle tre equazioni seguenti:
Md= L(Y,i) I=C(i) I=S(I)
La differenza salta evidentemente subito all’occhio: nella domanda di moneta gioca un ruolo essenziale non più solamente il reddito, ma anche il saggio d’interesse. Questa la lettura hicksiana della preferenza per la liquidità.
Keynes mise in dubbio che la moneta fosse utilizzata solo per transa- zioni, ma poteva essere altresì riserva di valore, a fronte dell’incertezza futu- ra. Ed il tasso d’interesse che rappresenta il costo del denaro, può scoraggia- re o rendere più forte questo componente della domanda, facendola muovere in direzione opposta rispetto ad esso.
Hicks ha integrato in modo originale il modello, fino a quel momento considerato consistente complementando con nuove equazioni atte a rappresentare la produzione di beni e servizi e l’utilità del consumatore. Quello di Hicks viene considerato un apporto imporante nel completamento del modello walrasiano, ma venne considerato essenziale dal Comitato Nobel anche per un altro motivo, perché consentì di costruire un ponte fra il lavoro di Walras e le formalizzazioni matematiche sviluppate a partire dagli anni Cinquanta del Novecento da Kenneth Arrow e Gérard Debreu, entrambi destinati a vincere il premio Nobel.
Come generalmente accade nei lavori di microeconomia anche nel caso del modello di equilibrio generale sviluppato da Hicks, alla base vi era il presupposto che il sistema economico fosse caratterizzato da condizioni di libera concorrenz;una condizione ben poco realistica, ma che permetteva una formalizzazione più rigorosa del modello. Lo stesso Hicks credeva poco alle condizioni libero-concorrenziali ed espresse più volte opinioni critiche verso un modello che pure egli stesso aveva presupposto.
Il modello IS-LM continua a trovare posto in tutti i manuali di economia, anche se l ostesso Hicks ne ha più volte sottolineato l’insufficenza teorica. Del resto i ripensamenti critici facevano parte della personalità di Hicks. Nella sua prolusione Nobel egli ha descritto brevemente le sue scoperte, affrettandosi poi a spiegare perché non le trovava più particolarmente utili.
L’uomo era troppo critico per ignorare i limiti del suo stesso contributo. In un’intervista del 1986 Hicks espresse il suo disappunto per il fatto che il Comitato Nobel non lo avesse onorato con il premio per il lavoro che egli considerava di maggior valore, ‘’Una teoria della storia economica’’ che in effetti non ha avuto grande rilievo del dibattito teorico.

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