L’ARCIPELAGO DI PHELPS

Edmund Phelps, secondo molti si colloca tra tra gli economisti più importanti della storia sin dai tempi di Adam Smith. A lui si devono la teoria del tasso naturale di disoccupazione, del salario d’efficenza, del target d’inflazione, nonchè numerosi lavori sulla regola d’oro dell’accumulazione del capitale. Nei manuali di Economia, tuttavia, Phelps viene soprattutto ricordato per la sua “parabola delle isole”. L’ economista americano, al fine di spiegare la situazione d’incertezza sui mercati, dovuta ad un informazione imperfetta, paragona questi ultimi proprio a delle isole che formano un arcipelago. Una tipica situazione di informazione incompleta è quella presente sul mercato del lavoro. Ogni mercato è sottoposto sia a shock generali che colpiscono tutte le isole, sia a schock locali che colpiscono le isole singolarmente. Al verificarsi di uno shock della domanda i salari e i prezzi diminuiscono o crescono in tutti l’arcipelago, facendo si che non vi siano allo stesso tempo variazioni dell’offerta di lavoro poichè il salario reale è rimasto invariato. I soggetti, tuttavia, a causa di un’informazione imperfetta, non conoscono ciò che accade nelle altre isole, ma solamente quello che avviene nella propria. In questo modo i lavoratori, interpretando tale variazione, come un fenomeno circoscritto alla propria isola, andranno ad aumentare o diminuire l’offerta di lavoro creando squilibri nella propria isola. Questa confusione produrrà effetti reali nel breve periodo, ma è destinata ad attenuarsi nel lungo periodo, evidenziando come la politica monetaria possa avere effetti reali transitori proprio grazie alla disinformazione dei soggetti. Considerando quanto appena detto e volgendo un occhio alla situazione presente ed alle recenti direttive in materia di politica monetaria varate dalla BCE si può notare come, sfruttando uno dei tre canali di politica monetaria, quello dei tassi di cambio, si stia cercando di intervenire,invece, sul medio/lungo termine, con l’obiettivo di evitare una spirale deflazionistica. Un continuo diminuire dei prezzi, infatti, porterebbe ad un ulteriore decremento della produzione interna e provocherebbe una diminuzione sia delle entrate salariali, che aziendali costringendo in questo modo le imprese a nuovi licenziamenti. La maggior propensione ai prestiti dovrebbe ravvivare la propensione marginale al consumo dei cittadini e quindi portare l’inflazione verso il target di medio termine del 2% evitando così che si crei nuova disoccupazione ed impedendo al ciclo di ripetersi provocando un’ulteriore riduzione dei consumi.

OSPECA
FABIO MORELLI

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