LA STAGIONE DI BANKOPOLI

Dell’estate del 2005 i popolani del gossip ricordano soprattutto il bel faccione rotondo di Stefano
Ricucci che, triste e abbattuto, saluta la sua bella consorte per varcare le soglie del carcere di Regina
Coeli. Altri ricorderanno vagamente i seguenti nomi: Gnutti, Consorte, Fiorani, Banca Popolare di
Lodi. Pochi hanno realmente capito le complicate vicende di BANCOPOLI, scandalo che avrebbe
portato, di lì a poco, alle dimissioni del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e alla
carcerazione di membri di spicco dell’elite banchiera italiana.
Il 28 maggio 2011 Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia, è stato condannato per
aggiotaggio a quattro anni di reclusione e a pagare una multa da un milione e mezzo di euro, nel
processo sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi. Sono fatti che
si riferiscono al cosiddetto caso Bancopoli, che coinvolse diverse banche italiane lungo l’estate del
2005 con molte ripercussioni anche sulla politica. È una storia intricata e complessa ed in sintesi,
privilegiando gli aspetti direttamente collegati al caso Antonveneta oggetto delle sentenza, questi
sono i fatti che hanno dato vita alla cosiddetta “Bancopoli”.
Tra il 2004 e il 2005 il sistema bancario italiano fu coinvolto da una serie di significativi
movimenti, collegati soprattutto al tentativo di alcuni grossi gruppi stranieri di assumere il controllo
di alcune banche italiane. È questo il periodo in cui circola molto sui giornali e nel dibattito
pubblico la formula “italianità delle banche” o “delle aziende”, volta a indicare proprio il presunto
valore nel fatto che una banca o un’azienda fondata in Italia e operante in Italia resti in mano ad
azionisti o gruppi economici italiani. I principali movimenti di quei mesi vedevano al centro la
Banca Antonveneta, oggetto delle attenzioni della banca olandese ABN Amro, e la Banca Nazionale
del Lavoro (BNL) oggetto delle attenzioni della banca spagnola Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
(BBVA). E’ a quel punto che scatta il “perverso” meccanismo per cui i centri di potere italiani
ritengo opportuno reagire all’invasione straniera nel mercato nostrano: la Banca Popolare di Lodi
(BPL) lancia il 29 aprile 2005 un’OPS sulle azioni della Banca Antonveneta; il 19 luglio 2005
UNIPOL lancia un OPA sulle azioni della BNL. Ci si trova dunque in una situazione in cui due
compagnie italiane contrastano le offerte delle due banche straniere.
Di per sé il tentativo non sarebbe censurabile; esso trova le sue premesse in una ideologia
autarchica, nazionalistica e protezionistica propria della destra sociale, la quale invero provoca
molti riscontri anche negli ambienti della sinistra più o meno estrema. In molti ritengono
inammissibile il fatto che settori sensibili dell’economia italiana siano nelle mani di società a
capitale straniero o di merchant bank multinazionali. Tutte e quattro le offerte falliscono. Ma è il
modo in cui si arriva a questo scenario che è stato oggetto delle inchieste. Lo scandalo di Bancopoli
nasce perché il contrasto agli stranieri è avvenuto al di là dei termini della legalità ed un mondo
sommerso di “impicci e imbrogli” è venuto finalmente a galla.
L’amicizia che intercorre tra l’amministratore delegato della BPL Gianpiero Fiorani e il Governatore
della Banca d’Italia Antonio Fazio favorisce celeri autorizzazioni concesse da quest’ultimo alla BPL,
mentre rallenta quelle richieste dalla ABN Amro. Secondo quanto affermato dalla Consob, la BPL
ha rastrellato azioni della Antonveneta fin dal novembre del 2004 attraverso un patto parasociale
tenuto segreto, mentre il 17 gennaio 2005 la banca affermava di aver da poco superato il 2%.
Il 14 febbraio BPL assume il controllo della banca, raggiungendo la quota del 52% attraverso la
partecipazione diretta della BPL (15%) e altre ditte quali Fingruppo, Gp Finanziaria, Unipol
e Magiste. Il finanziamento dell’operazione avviene, secondo quanto affermato dallo stesso Fiorani
nell’interrogatorio del 17 dicembre, prelevando denaro attraverso illeciti aumenti delle commissioni
bancarie e altrettanto illegali sottrazioni di soldi da conti correnti di persone defunte. Il 1º maggio si
aggiorna il consiglio d’amministrazione della banca Antonveneta, e vengono eletti tutti i 15
candidati di Fiorani, che diventa amministratore delegato.
Il 2 maggio 2005 la procura di Milano apre un fascicolo contro ignoti per la scalata alla
Antonveneta. Il reato ipotizzato è aggiotaggio, ovvero la manipolazione del prezzo
delle azioni della Antonveneta attraverso la diffusione di notizie false. Dalle indagini la procura
ipotizza che a novembre 2004 sarebbero stati effettuati acquisti di titoli per circa 500 milioni di
euro, in modo da spingere il prezzo delle azioni della Antonveneta sopra a quello dell’Opa di 25
euro, impedendo alla banca Abn Amro di effettuare altri acquisti di azioni, pena il rilancio dell’Opa
al nuovo prezzo. Qualche giorno dopo la Consob delibera che Fiorani, di concerto con altri soci di
Antonveneta (in totale un gruppo di 18 imprenditori tra cui Emilio Gnutti, Danilo Coppola e
Stefano Ricucci ), avrebbe stretto un patto occulto per superare la soglia del 30% di Antonveneta,
oltre il quale la legge impone l’OPA sul totale del capitale della società scalata. Quindi la Bpl viene
costretta a effettuare l’offerta entro una settimana. Quindici giorni più tardi avvengono le prime
iscrizioni nel registro degli indagati per ipotesi di reato di insider trading, aggiotaggio e ostacolo
all’attività di vigilanza. Si sospetta che i 18 imprenditori siano stati finanziati dalla Bnl con 552
milioni di euro per rastrellare il 9,48% delle azioni Antonveneta tra il 14 dicembre 2004 e il 25
febbraio 2005. Fra le 23 persone indagate spiccano i nomi di Fiorani ed Emilio Gnutti, importante
finanziere proprietario di Fingruppo, Gp Finanziaria e Hopa e co-autore della clamorosa scalata
a Telecom Italia, assieme alla Olivetti di Roberto Colaninno, vicepresidente del Monte dei Paschi di
Siena, condannato in precedenza per insider trading.
A seguito delle indagini, l’8 giugno, il tribunale di Padova decide di sospendere il consiglio di
amministrazione della Antonveneta.
Nel frattempo anche la procura di Roma decide di aprire un fascicolo sui movimenti nel settore
bancario, e Fiorani viene iscritto nel registro degli indagati il 12 luglio. Subito dopo, si inizia a comprendere che lo scandalo ha proporzioni ben maggiori. Tre giorni dopo, anche Francesco Frasca, responsabile della vigilanza presso la Banca d’Italia, finisce sul registro degli indagati a
Roma, con l’accusa di abuso d’ufficio per varie irregolarità nei controlli alla Bpl di Fiorani durante la scalata. Per Fiorani sono ipotizzati tre nuovi reati: falso in bilancio, falso in prospetto e abuso d’ufficio.
Il 25 luglio 2005 i titolari dell’inchiesta milanese, dispongono il sequestro delle azioni Antonveneta
detenute da BPL e dai concertisti, i suddetti Gnutti e Ricucci. Il decreto di sequestro fa anche menzione di alcune intercettazioni che coinvolgono Fazio e Fiorani e che per i PM sono la prova che la scalata era stata illegalmente pianificata; in una di queste intercettazioni infatti, l’allora
governatore della Banca d’Italia annunciava privatamente a Fiorani il via libera alla sua OPA
riguardo Antonveneta, prima di annunciarla ai mercati; Fiorani rispondeva mandando a Fazio “un
bacio in fronte” a dimostrazione del loro rapporto confidenziale.
Il 16 settembre 2005 Fiorani si dimette dalla carica di amministratore delegato di BPL. La decisione
arriva dopo una nuova ipotesi di reato a suo carico: oltre che di aggiotaggio, insider trading e
ostacolo all’attività di vigilanza della Consob, Fiorani deve rispondere anche di falsa dichiarazione a
pubblico ufficiale, falso in bilancio e falso prospetto; infatti viene ipotizzato che Fiorani si sia
arricchito personalmente attraverso finanziamenti della sua stessa banca.
Intanto i partiti politici discutono dello scandalo, additando come principale responsabile Fazio, al quale chiedono più volte le dimissioni. Alla fine del braccio di ferro, il 22 settembre, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Domenico Siniscalco si dimette per protesta verso la posizione
del Governo Berlusconi II, a suo modo di vedere poco decisionista nei confronti del caso sorto attorno al Governatore.
Il 29 settembre filtra la notizia che il Governatore della Banca d’Italia è indagato da fine luglio dalla
procura di Roma, per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Antonveneta. Convocato dai magistrati, Fazio si presenta in procura il 10 ottobre. Intercettazioni, conversazioni imbarazzanti con
i soggetti che avrebbe dovuto controllare (Fiorani in testa), regali che non avrebbe dovuto accettare;
ma ora il governatore della Banca d’Italia è indagato dalla magistratura milanese per un reato specifico: insider trading.
In altri termini il sospetto è che il numero uno di via Nazionale, godendo di informazioni privilegiate sulle mosse dei vari concorrenti alle due operazioni bancarie – Antonveneta e Bnl – le abbia girate ai banchieri a lui vicini.
Il 7 dicembre viene pubblicata la notizia che l’intero CdA, il comitato esecutivo e i sindaci di BPL
sono indagati per aggiotaggio sui titoli della banca; l’iscrizione sarebbe avvenuta tre settimane
prima. È il nuovo filone di un’inchiesta che smuove il mondo economico nelle sue parti più profonde.
Il 13 dicembre un altro capo di imputazione si aggiunge per Fiorani: l’accusa è di associazione per
delinquere. L’inchiesta, dunque, si muove su tre fronti: associazione per delinquere, aggiotaggio e
appropriazione indebita, in quanto Fiorani avrebbe sottratto fondi dai conti correnti dei clienti della
propria banca. A questo punto il GIP Forleo, su richiesta della procura, emette un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Fiorani.
Lo stesso giorno viene indagato per aggiotaggio Vito Bonsignore, europarlamentare dell’UDC e
proprietario di Gefip( società che partecipò al concerto organizzato da Fiorani), che attualmente risulta l’unico uomo politico coinvolto nello scandalo.
E’ a questo punto dell’inchiesta che entra in scena l’UNIPOL, la compagnia assicurativa delle
cooperative, e il suo amministratore Giovanni Consorte, legato da stretti rapporti con il partito dei
Democratici di Sinistra. Egli avrebbe partecipato al rastrellamento illegale delle azioni Antonveneta
per conto di Fiorani cosicché avrebbe ricevuto vantaggi per l’acquisizione della BNL, l’altra banca oggetto del contendere tra “italiani” e “stranieri”.
Consorte viene infatti indagato dalla procura di Roma per aggiotaggio, manipolazione del mercato e
ostacolo all’autorità di vigilanza, nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata a BNL, dopo che la Consob
accerta un patto parasociale tra Unipol e Deutsche Bank. Lo scandalo di UNIPOL colpisce ancora
una volta il mondo politico, dopo la pubblicazione delle intercettazioni tra Giovanni Consorte e il
segretario dei DS Piero Fassino, in cui il secondo dice pressappoco “abbiamo anche noi una banca”,
lasciando intendere i profondi intrecci che passano tra politica e affari. I dialoghi tra Fassino e
Consorte non hanno in ogni modo traccia di contenuti penalmente rilevanti. Il primo interrogatorio per Fiorani avviene il 17 dicembre, nel corso del quale ammette di avere
accumulato un tesoro di 70 milioni di euro a spese dei propri clienti.
Il Governatore della Banca d’Italia, ormai coinvolto dall’inchiesta e sotto la pressione unanime
del Parlamento Italiano, rassegna le sue dimissioni il 19 dicembre, accettate dal Consiglio Superiore
della Banca Centrale il giorno dopo.
Il 28 dicembre anche Consorte è costretto ad abbandonare l’incarico da Unipol, a causa del continuo
allungarsi dei capi d’accusa nell’inchiesta. Unipol avrebbe, secondo i magistrati, aiutato Fiorani
nelle illegalità della scalata Antonveneta e, probabilmente, avrebbe ricevuto vantaggi per
l’acquisizione della BNL.
Scoperte le illegalità tutte italiane, il 2006 vede l’ormai inarrestabile avanzata delle banche
straniere. Il 3 gennaio gli olandesi di ABN Amro acquisiscono definitivamente il controllo della
Antonveneta arrivando al 55,8% del capitale e lanciano a fine mese l’OPA sull’intero capitale azionario dell’istituto di credito, alle stesse condizioni dell’offerta di luglio andata deserta per l’opposizione della Banca Popolare di Lodi ed i suoi alleati di allora.
Il 10 gennaio 2006 la Banca d’Italia blocca l’OPA di Unipol su BNL. A questo punto BNP Paribas,
una delle principali banche francesi, e non più il Banco de Bilbao, acquista il 48% di BNL da Unipol ed i suoi associati e successivamente lancia un’OPA sul totale del capitale azionario. Anche il Banco de Bilbao, idealmente arresosi, ha poi conferito le azioni in suo possesso. Successivamente, in seguito ad una ulteriore scalata iniziata nell’estate del 2007, ABN Amro viene
acquisita dal consorzio Royal Bank of Scotland – Banco Santander – Fortis, e nello “spezzatino finanziario” Antonveneta sarebbe dovuta finire sotto il controllo spagnolo.
L’8 novembre del 2007, il Monte dei Paschi di Siena annuncia di aver raggiunto un accordo con Banco Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta per 10,3 miliardi di euro; questa azione darà vita ad un altro importante scandalo del mercato bancario italiano.

OSPECA
MARIKA GUERRINI

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: