LA RISPOSTA EUROPEA ALL’EVASIONE FISCALE

L’evasione e l’elusione fiscale rappresentano nel vecchio continente un fenomeno di spessore considerevole che arriva a toccare circa i mille miliardi di euro annui. Cifre vertiginose soprattutto alla luce della difficile situazione economica in cui molti paesi europei versano. Poiché l’evasione fiscale rappresenta un’attività illecita è impossibile reperire a livello continentale studi statistici ufficiali.
Nelle istituzioni dell’Unione Europea si fa solitamente riferimento ad uno studio (commissionato dal gruppo social-democratico del Parlamento Europeo) realizzato da un autorevole organizzazione londinese, la Tax Research, sulla base del PIL europeo 2009 e pubblicato nel marzo 2012. Da questo emerge che nell’Ue, sulla base dei dati relativi al Pil per il 2009, l’evasione fiscale è pari a 860 miliardi di euro l’anno mentre l’elusione arriva a 150 miliardi, per un totale complessivo oltre 1.000 miliardi l’anno. Questa cifra è pari all’intero bilancio Ue per il 2014-2020 e al deficit annuale di tutti i 27 paesi Ue. I dati sulla sola evasione fiscale vedono l’Italia maglia nera con più di 180 miliardi di euro, seguita dalla Germani a 159 miliardi e dalla Francia (121). Ci sono poi la Gran Bretagna (74) e la Spagna (73).
Subito nel 2012, alla luce dei dati riportarti, la Commissione prospetta misure rigorose per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale: “il piano d’azione prospetta un insieme globale di misure, da attuare ora o in futuro, per aiutare gli Stati membri a tutelare la propria base imponibile e a recuperare i miliardi di euro che sono loro legittimamente dovuti. Come primo risultato immediato, la Commissione ha adottato due raccomandazioni per invitare gli Stati membri a intraprendere azioni immediate e coordinate su specifici problemi urgenti. La prima raccomandazione prevede una forte presa di posizione dell’Unione contro i paradisi fiscali, che vada oltre le attuali misure internazionali. Utilizzando criteri comuni, gli Stati membri sono incoraggiati a individuare i paradisi fiscali e a inserirli in “liste nere” nazionali. Vengono stabilite inoltre misure specifiche per convincere i paesi terzi ad applicare le norme di governance dell’Unione. La seconda raccomandazione riguarda la pianificazione fiscale aggressiva. Essa suggerisce le modalità con cui affrontare i tecnicismi e le lacune giuridiche che alcune aziende sfruttano per evitare di pagare il loro giusto contributo. Gli Stati membri sono incoraggiati a rafforzare le proprie convenzioni contro la doppia imposizione, per evitare che esse si traducano in un’assenza totale di imposizione. È opportuno inoltre che essi adottino una comune norma generale antiabuso grazie alla quale potrebbero ignorare qualsiasi artificio escogitato ai fini dell’elusione fiscale e tassare invece in base all’effettiva sostanza economica. Per migliorare ulteriormente il lavoro svolto all’interno dell’UE in materia di concorrenza fiscale dannosa, si esortano gli Stati membri a potenziare l’azione del codice di condotta dell’UE sulla tassazione delle imprese. Al fine di garantire la realizzazione del piano d’azione odierno, la Commissione istituirà nuovi strumenti e parametri attivi di monitoraggio per mantenere lo slancio nella lotta all’evasione e all’elusione fiscali. Una nuova piattaforma per la buona governance fiscale monitorerà l’applicazione delle raccomandazioni da parte degli Stati membri e presenterà una relazione al riguardo.”
Ancora nel dicembre 2012 la Commissione ha presentato un piano d’azione per una risposta più efficace dell’Europa all’evasione e all’elusione fiscale. Il piano d’azione evidenzia la necessità di promuovere lo scambio automatico di informazioni come norma europea e internazionale di trasparenza e di scambio di informazioni in materia fiscale. Il Consiglio ECOFIN del 14 maggio 2013 ha accolto con favore il piano d’azione. Il Consiglio europeo del 22 maggio 2013 ha chiesto che lo scambio automatico di informazioni sia esteso a livello dell’Unione e a livello mondiale per combattere più efficacemente la frode fiscale, l’evasione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva e ha preso atto con soddisfazione dell’intenzione della Commissione di presentare una proposta a tale riguardo.
Tra gli obiettivi comunitari rimane anche l’idea di istituire il cosiddetto sceriffo fiscale europeo. Un’istituzione di controllo il cui compito dovrà essere quello di monitorare proprio gli scambi finanziari ed individuare eventuali paradisi fiscali verso cui vengono dirottate le risorse economiche sottratte al fisco. Infine, ultimo tassello di una politica integrata di lotta all’evasione, sarà certamente l’incentivazione dei patti bilaterali che finora buoni risultati stanno dando su singole questioni. Esemplari in questo senso sono ad esempio gli accordi che alcuni Stati, ad esempio la Germania, hanno raggiunto con la Svizzera.
Si auspica che le istituzioni europee alimentino il piano della Commissione di controllare il fenomeno dell’evasione e dell’elusione fiscale affinchè anche le casse degli stati possano beneficiare di nuova linfa. E’ necessario in questo caso un forte intervento comunitario per risolvere un problema che a quanto pare non tutte le nazioni europee riescono a gestire e combattere a dovere.

MICHELE MACCARELLI ALL’EVASIONE FISCALE

L’evasione e l’elusione fiscale rappresentano nel vecchio continente un fenomeno di spessore considerevole che arriva a toccare circa i mille miliardi di euro annui. Cifre vertiginose soprattutto alla luce della difficile situazione economica in cui molti paesi europei versano. Poiché l’evasione fiscale rappresenta un’attività illecita è impossibile reperire a livello continentale studi statistici ufficiali.
Nelle istituzioni dell’Unione Europea si fa solitamente riferimento ad uno studio (commissionato dal gruppo social-democratico del Parlamento Europeo) realizzato da un autorevole organizzazione londinese, la Tax Research, sulla base del PIL europeo 2009 e pubblicato nel marzo 2012. Da questo emerge che nell’Ue, sulla base dei dati relativi al Pil per il 2009, l’evasione fiscale è pari a 860 miliardi di euro l’anno mentre l’elusione arriva a 150 miliardi, per un totale complessivo oltre 1.000 miliardi l’anno. Questa cifra è pari all’intero bilancio Ue per il 2014-2020 e al deficit annuale di tutti i 27 paesi Ue. I dati sulla sola evasione fiscale vedono l’Italia maglia nera con più di 180 miliardi di euro, seguita dalla Germani a 159 miliardi e dalla Francia (121). Ci sono poi la Gran Bretagna (74) e la Spagna (73).
Subito nel 2012, alla luce dei dati riportarti, la Commissione prospetta misure rigorose per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale: “il piano d’azione prospetta un insieme globale di misure, da attuare ora o in futuro, per aiutare gli Stati membri a tutelare la propria base imponibile e a recuperare i miliardi di euro che sono loro legittimamente dovuti. Come primo risultato immediato, la Commissione ha adottato due raccomandazioni per invitare gli Stati membri a intraprendere azioni immediate e coordinate su specifici problemi urgenti. La prima raccomandazione prevede una forte presa di posizione dell’Unione contro i paradisi fiscali, che vada oltre le attuali misure internazionali. Utilizzando criteri comuni, gli Stati membri sono incoraggiati a individuare i paradisi fiscali e a inserirli in “liste nere” nazionali. Vengono stabilite inoltre misure specifiche per convincere i paesi terzi ad applicare le norme di governance dell’Unione. La seconda raccomandazione riguarda la pianificazione fiscale aggressiva. Essa suggerisce le modalità con cui affrontare i tecnicismi e le lacune giuridiche che alcune aziende sfruttano per evitare di pagare il loro giusto contributo. Gli Stati membri sono incoraggiati a rafforzare le proprie convenzioni contro la doppia imposizione, per evitare che esse si traducano in un’assenza totale di imposizione. È opportuno inoltre che essi adottino una comune norma generale antiabuso grazie alla quale potrebbero ignorare qualsiasi artificio escogitato ai fini dell’elusione fiscale e tassare invece in base all’effettiva sostanza economica. Per migliorare ulteriormente il lavoro svolto all’interno dell’UE in materia di concorrenza fiscale dannosa, si esortano gli Stati membri a potenziare l’azione del codice di condotta dell’UE sulla tassazione delle imprese. Al fine di garantire la realizzazione del piano d’azione odierno, la Commissione istituirà nuovi strumenti e parametri attivi di monitoraggio per mantenere lo slancio nella lotta all’evasione e all’elusione fiscali. Una nuova piattaforma per la buona governance fiscale monitorerà l’applicazione delle raccomandazioni da parte degli Stati membri e presenterà una relazione al riguardo.”
Ancora nel dicembre 2012 la Commissione ha presentato un piano d’azione per una risposta più efficace dell’Europa all’evasione e all’elusione fiscale. Il piano d’azione evidenzia la necessità di promuovere lo scambio automatico di informazioni come norma europea e internazionale di trasparenza e di scambio di informazioni in materia fiscale. Il Consiglio ECOFIN del 14 maggio 2013 ha accolto con favore il piano d’azione. Il Consiglio europeo del 22 maggio 2013 ha chiesto che lo scambio automatico di informazioni sia esteso a livello dell’Unione e a livello mondiale per combattere più efficacemente la frode fiscale, l’evasione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva e ha preso atto con soddisfazione dell’intenzione della Commissione di presentare una proposta a tale riguardo.
Tra gli obiettivi comunitari rimane anche l’idea di istituire il cosiddetto sceriffo fiscale europeo. Un’istituzione di controllo il cui compito dovrà essere quello di monitorare proprio gli scambi finanziari ed individuare eventuali paradisi fiscali verso cui vengono dirottate le risorse economiche sottratte al fisco. Infine, ultimo tassello di una politica integrata di lotta all’evasione, sarà certamente l’incentivazione dei patti bilaterali che finora buoni risultati stanno dando su singole questioni. Esemplari in questo senso sono ad esempio gli accordi che alcuni Stati, ad esempio la Germania, hanno raggiunto con la Svizzera.
Si auspica che le istituzioni europee alimentino il piano della Commissione di controllare il fenomeno dell’evasione e dell’elusione fiscale affinchè anche le casse degli stati possano beneficiare di nuova linfa. E’ necessario in questo caso un forte intervento comunitario per risolvere un problema che a quanto pare non tutte le nazioni europee riescono a gestire e combattere a dovere.

OSPECA
MICHELE MACCARELLI

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