COSA ACCADRA’ DOPO LA MORTE DI RE ABDULLAH?

Re Abdullah

Nella prima mattinata è rimbalzata in Italia la notizia che il sovrano dell’Arabia Saudita Abdullah è morto. Il suo successore si è già insediato sul trono ed è il fratello Salman. Il defunto re era il più anziano monarca ancora in vita e il suo ruolo era fondamentale negli assetti economici e politici del Medio Oriente.
Anche prima della sua salita al trono, avvenuta nel 2005, era una personalità di spicco nel mondo islamico e un alleato cruciale degli Stati Uniti (anche se più volte ha negato il suo aiuto in manovre militari e supporti logistici nella zona).
Nonostante abbia sostenuto le idee conservatrici dell’Islam, si è prodigato al di fuori dei confini nazionali per instaurare tavoli di pace e dialoghi interreligiosi. Benché non abbia esitato ad reprimere duramente il dissenso delle minoranze sciite durante la primavera araba, ha anche compiuto atti unici nel mondo arabo. Ad esempio ha nominato una donna come vice-ministro nel 2009 e ha dato a molte donne la possibilità di ricevere un’istruzione adeguata.
In questa sede però andremo ad analizzare ciò che potrebbe succedere con la successione al trono di Salman.

Attualmente il prezzo del petrolio oscilla attorno ai 47 dollari al barile, valore che non si registrava dal 2009.
Secondo la maggior parte degli esperti, questi livelli sono dovuti ad un eccesso di offerta dovuto a due aspetti. Il primo è l’aumento della produzione interna americana di petrolio grazie alla tecnica dello “shale oil” che ha avvicinato gli USA ad una sostanziale indipendenza energetica. Il secondo aspetto è la contrazione della domanda dovuta alle condizioni delle economie industrializzate. Nel 2014 la crescita dei BRICS si è drasticamente ridimensionata: un esempio su tutti il tasso di crescita del PIL cinese sotto l’8%, un record negativo dall’apertura dell’economia.
La teoria economica avrebbe consigliato un ridimensionamento delle produzioni in modo da far rialzare gradualmente il prezzo. Tuttavia nel mese di Dicembre l’OPEC, il cartello dei maggiori paesi produttori di greggio di cui l’Arabia Saudita è uno dei principali membri, ha deciso di mantenere stabile la produzione.
Dietro questa decisione a prima vista deleteria in prima battuta proprio per chi l’ha presa, è interpretabile come una mossa per spingere fuori dal mercato il petrolio prodotto con la tecnica delle sabbie bituminose. Infatti l’OPEC ha stimato il breakeven point di questa produzione attorno i 70 dollari al barile. Quindi mantenendo stabilmente i prezzi al di sotto del punto di convenienza si vuole espellere dal mercato le grandi compagnie americane che hanno investito in questa tecnologia.
Tuttavia, specialmente negli USA, molti esperti di petrolio e suoi derivati (tra cui l’italiano Leonardo Maugeri) ritengono che il breakeven si attesti sui 40-45 dollari, sostanzialmente in linea con le quotazioni attuali.

L’abbassamento del prezzo del petrolio sta logorando le finanze di diversi paesi esportatori di oro nero, tra tutti Russia e Venezuela. Ma anche paesi più “forti” come l’Arabia Saudita subiscono ingenti perdite nella bilancia dei pagamenti. Alcuni effetti sono il ridimensionamento dei bilanci pubblici (probabilmente la Russia taglierà del 10% tutte le voci di spesa ad eccezione di quelle per la difesa) e l’abbattimento delle riserve valutarie per difendere la moneta nazionale esposta alla speculazione come sta succedendo in Russia ed Arabia Saudita.
In particolare durante gli ultimi mesi della reggenza di Abdullah, il governo saudita aveva pubblicato uno studio sulla sostenibilità delle attuali quotazioni del greggio. Secondo gli analisti che hanno condotto la ricerca, il Tesoro può accettare una simile situazione per quasi un anno andando ad intaccare le riserve monetarie accumulate durante gli anni di prezzi alti.

Probabilmente il nuovo re Salmad, almeno inizialmente, confermerà la politica di stabilità della produzione di petrolio. La situazione potrebbe cambiare quando verrà definito il nuovo ministro del petrolio. Quello attuale è Ali Al-Naimi che però già tempo ha espresso la volontà di ritirarsi a vita privata. Solamente gli stretti rapporti personali con l’ormai defunto monarca lo hanno indotto a continuare a ricoprire la carica. Perciò un probabile avvicendamento nella poltrona di ministro del petrolio potrebbe comportare cambiamenti di rotta nella politica saudita anche a causa delle pressioni degli altri paesi OPEC che navigano in acque ben peggiori.

OSPECA
MAURO MARTINO

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