Il dilemma della Federal Reserve sui tassi

Maurice Obstfeld è il capo economista del IMF, fondo monetario internazionale, ed è ex consulente del presidente Barack Obama. All’incontro a Parigi sui cambiamenti climatici ha dichiarato: “Sono molto preoccupato per la forte propensione in Europa a ritirarsi dall’integrazione del mercato. Ci sono diverse pressioni politiche che arrivano dagli estremisti, che potrebbero disfare molto di quanto è stato fatto in termini di integrazione economica.”Le preoccupazioni del capo economista sono anche avvalorate da una situazione quasi paradossale dell’economia mondiale, in Europa si è iniziato nel 2014 ad attuare una vera e propria politica monetaria espansiva come in Cina, mentre gli USA stanno incominciando a rialzare i tassi e uscire da un decennio espansivo. Il meeting della Federal Reserve di dicembre potrebbe decretare il tanto conclamato aumento dei tassi negli Stati Uniti, ma i rischi che tale rialzo sia presto per effettuarlo sono molto alti. Se la Yallen non agisse e attendesse gli inizi del 2016 trainerebbe la possibile crescita della zona euro e dell’economia mondiale. Il rischio che il rialzo dei tassi possa minare la crescita mondiale è altissimo, sia a causa del rallentamento dei paesi emergenti dopo la guerra valutaria scoppiata dopo la svalutazione dello yuan sia dal prezzo basso delle materie prime in particolar modo del petrolio. Nella storia economia ogni volta che c’è stato un rialzo dei tassi il ciclo dei corsi azionari ha rallentato. Il rialzo dei tassi nell’economia pre crisi 2008 è stato sempre causato dalle politiche di gestione dell’inflazione che ha per decenni dominato i vari dibattiti degli economisti e ha messo in crisi varie economie, ora invece si sta vivendo tutt’altro.

La storia empirica ci dice che nelle situazione di primo rialzo dei tassi il 70% delle volte il mercato azionario USA ha avuto un rialzo in media del 6% nell’arco dei 6-12 mesi successivi. La storia forse sarà leggermente diversa, gli USA oggi sembrano essere un paese con una ripresa economica matura e non in fase embrionale come in molto paese avanzati, e i P/E delle aziende hanno già testato massimi storici negli ultimi anni con prospettive di crescita anche per il 2016. Un primo rialzo dei tassi USA forse favorirà una discesa accentuata dell’S&P a causa di politiche monetarie espansive come in Europa e in Cina che attireranno capitali nelle loro aziende potendo  indebitarsi ed investire a costi più bassi.

OSPECA

FABIO MARINARO

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