REGOLA DEL DEBITO

L’attenzione alla finanza pubblica è stata, fin dall’origine, la prerogativa principale dell’Europa “Germanocentrica” con il chiaro intento di restringere al minimo il raggio di azione dei Governi aderenti e fare spazio al nuovo grande mercato Europeo. Tale visione, che è chiaramente figlia del mainstream liberista allora dominante, è rintracciabile già nei criteri di convergenza previsti dal trattato di Maastricht, che riguardavano oltre al livello dei tassi di interesse e dell’inflazione, gli ormai famosi limiti di deficit/pil e di debito/pil. Questi parametri di finanza pubblica fissati, con dubbia ratio economica, rispettivamente al 3% ed al 60% sono stati ripresi nel Patto di “Stabilità e di crescita”, quindi vanno costantemente tenuti sotto controllo dagli stati membri per evitare di incorrere in sanzioni. Il debito, come già detto, non può superare il 60% del Pil viene disciplinato dal Regolamento n.1177/2011 Ue e se si supera questo parametro si richiede una diminuzione di un ventesimo all’anno in media negli ultimi tre anni. Nell’applicazione di questa regola si tiene conto della congiuntura economica, di alcuni fattori significativi quali:

 

1)      La crescita potenziale, l’accumulo di capitale e della produttività totale

2)      Il livello del saldo primario

3)      La correzione degli squilibri macroeconomici (current account)

4)      La sostenibilità a medio termine del debito.

Nell’articolo 4 del Fiscal Compact possiamo trovare la stessa regola di riduzione del debito nel caso in cui un paese facente parte della zona Euro si trovasse in una situazione di eccedenza del debito è costretto a ridurlo mediamente del 1/20 all’anno.

Se ci concentriamo sul solo rapporto debito/pil possiamo agevolmente vedere la difficoltà avuta dai vari Governi nel tenere sotto controllo questo indicatore. La percentuale del debito sul Pil dei primi 11 paesi aderenti all’unione monetaria europea, dopo un’iniziale convergenza intorno al 60% il rapporto ha avuto un andamento crescente, in particolare dal 2007 l’anno dello scoppio della crisi dei mutui subprime. Casi a se stante poi sono Italia e Belgio, i quali non rispettavano il criterio già nel 1999, con un rapporto debito-pil che superava ampiamente il 100%.

 

 

Se poi focalizziamo lo sguardo sui dati del 2012 i principali paesi dell’Uem solo pochi rispettano la soglia del 60%.  E’ per questo che si è reso necessario fissare una regola che consenta agli stati il rispetto di una regola precedente. Introdotta recentemente dalla commissione europea, all’interno del patto di “stabilità e di crescita” la cosiddetta “regola del debito” risulterà anche di difficile applicazione, una volta analizzata.

 

Volendo passare alla situazione italiana ed un esempio pratico bisogna ricordare che la normativa prevede per i paesi sottoposti alla procedura per disavanzo eccessivo un periodo di transizione di tre anni, che decorre dal momento in cui lo stato membro esce dalla procedura. In questo periodo gli stati dovranno comunque perseguire una traiettoria di aggiustamento fiscale minima e lineare ( Minimum linear structural adjustment) che permetta il rispetto della regola una volta trascorso tale periodo. Nel caso specifico dell’Italia dobbiamo quindi prendere come punto di partenza il 2015, essendo stata sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo fino al 2012.

Il benchmark “backward-looking” viene calcolato come la somma del valore soglia e una media geometrica degli scarti dei tre anni precedenti fra il debito a saldo strutturale costante ed il 60% del pil.In formula:

bb*2015 = 60 + 0,95/3(dss2014 – 60) + 0,95^2/3(dss2013– 60) + 0,95^3/3(dss2012– 60)

dove:  dss2014 ,dss2013 ,dss2012 sono Ie percentuali del debito rispetto al pil per i rispettivi anni

Il benchmark “forward-looking”, concettualmente uguale al precedente, si riferisce ai valori dei tre anni futuri. In formula:

bf*2017 = 60 + 0,95/3(dss2016 – 60) + 0,95^2/3(dss2015– 60) + 0,95^3/3(dss2014– 60)

dove:  dss2016 ,dss2015 ,dss2014 sono Ie percentuali del debito rispetto al pil per i rispettivi anni

 

Il debito a saldo strutturale costante, cioè depurato dalla componente ciclica e dalle misure una tantum, viene calcolato attraverso questa formula:

dsst = dsst-1 * 1/(1+Tasso di crescita pil nominale/100) + (-Saldo strutturale – One off – Cc) + Sfa dove:

  • dsst-1 è il debito a saldo strutturale costante del periodo precedente
  •  Tasso di crescita pil nominale assume il significato già noto
  • Cc = Componente ciclica
  •  Saldo strutturale = Indebitamento netto – one off – Componente ciclica
  • One off rappresenta le misure “una tantum”
  • Sfa è lo stock flow adjustment

In sintesi, quindi, la regola è considerata non soddisfatta se Il rapporto debito-pil è superiore al 60%, il debito a saldo strutturale costante è maggiore del benchmark “backward-looking” ed è superiore anche del benchmark “forward-looking”, ed infine le suddette violazioni non siano state determinate dall’andamento del ciclo economico.

OSPECA
FABIO MARINARO
GIANMARCO FAGIANI

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