“PACTA SERVANDA SUNT” O NO?

“Pacta sunt servanda” è una formula latina che può essere tradotta in “i patti sono da osservare”. Questa locuzione è utilizzata nel diritto civile per esprimere il carattere vincolante del contratto relativamente alle parti che l’hanno sottoscritto.
Effettivamente è possibile semplificare con questa frase il dibattito circa il debito pubblico greco. Infatti da una parte il governo Tsipras spinge per una ristrutturazione di tale debito e dall’altra ci sono i creditori, Germania in testa.
Il debito pubblico greco è attualmente in mano per il 72% ad istituzioni pubbliche. In particolare il 60% è dell’UE attraverso l’EFSF (fondo di stabilità europeo) e l’ESM (Meccanismo europeo di stabilità) mentre il 12% appartiene al Fondo monetario internazionale. La BCE invece detiene l’8%.
Secondo una stima di Bloomberg, considerando i prestiti bilaterali e le quote di partecipazione nell’ESM, BCE e FMI, i maggiori paesi creditori sono Germania (60 miliardi o 27% sul totale), Francia (46 miliardi o 20% sul totale) e Italia (40 miliardi o 18% sul totale). Ma non solo dati aggiornati al terzo trimestre del 2014 indicano che anche diverse banche europee sono ancora esposte per somme considerevoli. Gli istituti italiani lo sono per 800 milioni, quelle olandesi per 923, le portoghesi per 263 e le spagnole per 301. Niente in confronto alle banche tedesche che arrivano a 10 miliardi (dai 32 che avevano nel marzo 2010).

Il nuovo esecutivo ellenico richiede un ridimensionamento, senza ancora aver fatto una proposta concreta (al 10/02), poiché ritiene impossibile ripagare una così grande mole di debiti nei tempi e con i tassi concordati al momento della concessione del credito. Infatti nel caso in cui si mantenesse la linea dura, i crediti verso la Grecia andrebbero con molta probabilità in sofferenza. D’altro canto nonostante il PIL che ha arrestato il suo crollo, la disoccupazione rimane a livelli elevati e la deflazione non è più soltanto un fenomeno rilegato ai manuali di economia.
Molti tra gli addetti ai lavori condividono con Tsipras il suo di vedere la realtà. Ad esempio Matthieu Pigasse, che cura gli interessi per la banca d’affari francese Lazard, ritiene necessario rinegoziare il debito greco. Nei primi giorni di febbraio ha spiegato in un’intervista radiofonica per BFM Business che “c’è una gamma di strumenti su cui lavorare, dall’allungamento delle scadenze di rimborso alla riduzione dei tassi d’interesse, fino appunto a una soluzione più radicale, con un importante haircut”.
Il prolungamento delle scadenze e il rimborso parziale o con patrimonio pubblico è anche chiamato dalla letteratura soft default. Tuttavia questa altra denominazione è stata messa da parte, probabilmente per non impensierire l’opinione pubblica e per non gettare benzina sul fuoco mai totalmente spento degli speculatori di borsa.
Durante fine settimana scorsa è circolata la voce di voler ritrattare i titoli di stato correnti con altri perpetui (a scadenza a 50 anni) con lo scopo di poter alleggerire i conti pubblici dei prossimi anni e permettere all’economia di ricrescere.
L’haircut auspicato da Pigasse consisterebbe nel taglio del 50% del debito pubblico in mano ai creditori pubblici. A sostegno di tale misura c’è la convinzione che in tal modo il rapporto debito/PIL scenderebbe dal 175% attuale ad un più accettabile 100-120%. Però come insegna la teoria economica (che abbiamo anche analizzato noi di OSPECA https://ospeca.org/2014/04/21/regola-del-debito/ ) un debito è sostenibile se ci sono prospettive di crescita economica.
Perciò oltre a richiedere un restyling del debito, è necessario prevedere dei piani che favoriscano la ripresa del paese andando a combattere anche le pecche del sistema Grecia come la corruzione e l’alta evasione fiscale. In questo senso va l’intesa che si sta raggiungendo tra il governo Tsipras e l’OCSE.

A contrapporsi alle richieste greche c’è fondamentalmente la Germania che rimane ferma nella sua idea: nessuno sconto e prolungamento delle scadenze. Infatti a più riprese sia il presidente della Bundesbank Weidmann e il ministro dell’economia Schauble hanno respinto al mittente le richieste di alleggerimento dei termini sostenendo che pacta servanda sunt. In particolare sono numerosi i riferimenti al debito contratto dai cittadini greci nei confronti di quelli europei.

Però va considerato che nella storia del secondo dopoguerra la Germania è stata aiutata a più riprese. Ad esempio nel 1953 il debito di guerra fu dimezzato dalle nazioni vincitrici il conflitto mondiale. Tra i creditori che rinunciarono ad una parte del credito era presente anche Atene. Questa misura è servita a non infierire ulteriormente sull’orgoglio del popolo tedesco. Così facendo non sono stati ripetuti gli errori commessi dopo il primo conflitto mondiale che sono stati i presupposti di quello successivo.
Un altro caso si è avuto dopo la riunificazione di Germania conseguente alla caduta del muro di Berlino. L’allora Comunità europea chiuse giustamente un occhio sul bilancio pubblico tedesco fortemente provato dal costo della riunificazione e dalla fissazione del tasso di cambio tra il marco occidentale ed orientale.
Questi sono esempi di come, nella storia più recente, la Germania abbia ricevuto degli aiuti dagli altri paesi europei.

Certo si può affermare che non è neanche giusto annullare l’intero debito che i cittadini europei e l’Europa possono vantare verso la Grecia. Tutto ciò nonostante il fatto che l’erogazione di credito sia stata facilitata dai giudizi di ranking fin troppo benevoli da parte di Goldman Sachs e che gli istituti creditizi si siano fidati cecamente di un giudizio poi rivelatosi non aderente alla realtà dei fatti.

Dunque su queste premesse si riunirà l’Eurogruppo il 12 Febbraio. E’ auspicabile il raggiungimento di un accordo a metà strada che possa favorire la ripresa greca ma che non penalizzi eccessivamente i creditori.
Una negoziazione condotta razionalmente dalle parti in causa e con toni pacati sarebbe inoltre un segnale di rafforzamento del progetto europeo ma anche della moneta unica.
Infine così si eliminerebbe uno degli elementi di incertezza che ostacolano la ripresa economica dell’intero continente europeo che invece potrebbe cavalcare gli effetti positivi di un Euro debole nei confronti del dollaro, il prezzo del petrolio basso e l’imminente QE che verrà intrapreso a marzo dalla BCE.

OSPECA
MAURO MARTINO

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