L’EVOLUZIONE DEL PIL IN EUROPA

Circa una settimana fa sono state rese note le stime di crescita del PIL nell’Eurozona che, secondo le più recenti previsioni, si attesterà intorno allo zero, ben al di sotto delle aspettative. In particolare saltano all’occhio i dati relativi alla Germania: per via del secondo trimestre negativo (-0,2%), dal 2% annuo si avrà l’1,5%. Cattive notizie arrivano anche dalla Francia dove probabilmente si registrerà il terzo anno di fila senza crescita. Le uniche note positive vengono dall’Austria, Olanda, Portogallo e Spagna che hanno il secondo trimestre in positivo dopo il primo negativo.
Per di più la situazione geopolitica attuale non aiuta la ripresa. Le sanzioni contro la Russia hanno incominciato ad interessare i paesi europei con effetti che si rifletteranno sulla crescita economica dell’Eurozona a partire dalla seconda metà dell’anno.
Ma lasciando questa doverosa introduzione, andiamo al cuore del nostro intervento analizzando l’andamento del PIL negli anni passati.

Iniziamo la nostra analisi dal 1979 quando la Comunità Europea (ad eccezione della Gran Bretagna) istituì il Sistema Monetario Europeo per mantenere una parità di cambio prefissata entro determinati margini di oscillazione variabili da paese a paese. Tale decisione fu presa dopo un decennio caratterizzato da forte inflazione dovuta da diversi fattori (vedi https://ospeca.org/2014/06/09/gli-effetti-della-seconda-crisi-petrolifera-e-non-solo-in-italia/) e dall’instabilità dei cambi.
Inoltre va ricordato che Spagna, Portogallo e Grecia si erano appena messi alle spalle dei regimi dittatoriali di diversa durata. Per questo motivo in questa fase di assestamento, la loro crescita economica si caratterizzò da ritmi altalenanti. Nella seconda metà del decennio solo Spagna e Portogallo riuscirono a consolidare le proprie economie ottenendo considerevoli incrementi nel PIL.
Nonostante le due crisi petrolifere, durante gli anni ’80 si registrarono tassi di crescita del PIL in larga parte positivi, tranne che per la Grecia che vede spesso vanificare i progressi raggiunti in un anno con una performance deludente dell’anno seguente.
La nostra Italia, dopo i primi tre anni segnati da una debole crescita, si assestò su una crescita annua attorno il 3%.

Figura 1 – Tassi di crescita PIL 1990 – 2013, elaborazione su dati Eurostat e WB

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Il 1992 e il 1993 furono caratterizzati dalla speculazione dei mercati nei confronti delle valute più deboli, in particolar modo della Lira e della Peseta spagnola.
Nei primi anni ’90 l’Italia aderiva ancora allo SME ma nel corso del decennio precedente aveva aumentato esponenzialmente il debito pubblico (dal 58% del 1980 al 121% del 1994). Per questo ed altri motivi non fu più possibile mantenere il cambio nel margine di oscillazione del ±6,5% perciò il governo Amato svalutò la Lira del 20-25%, uscendo di fatto dallo SME.
Sempre nella prima metà del decennio la crescita della Germania fu rallentata dalla recente riunificazione con la parte orientale che richiese l’importazione di capitali esteri.

I fatti dell’11 settembre colpirono duramente l’economia americana e anche quelle europee. Al contrario possiamo riscontrare che la Grecia ebbe una crescita sostenuta fino al 2008, anno della crisi finanziaria propiziata dai bassi tassi d’interesse stabiliti dalla FED dopo l’attentato alle Torri gemelle. Si è scoperto che questa insolita crescita era dovuta dal fatto che il governo ellenico aveva falsificato il bilancio per più anni.
Nel 2011 con l’inizio dell’attività della Troika in Grecia, il PIL di Atene passò dal -7% del 2011 al -3% del 2013.

Così arriviamo ai giorni nostri, in uno scenario di crescita zero aggravato dalla minaccia incombente della deflazione. E come se non bastasse si attendono le conseguenze delle sanzioni contro la Russia che si manifesteranno entro la fine dell’anno.
Per uscire da queste sabbie mobili la ricetta auspicata è l’intervento dal lato della domanda, attraverso il rilancio degli investimenti e politiche monetarie e di bilancio, e dal lato dell’offerta con una serie di riforme credibili di veloce attuazione.
La rapidità delle riforme sarà fondamentale. Secondo alcuni addetti ai lavori ad un’ottima riforma che arriva in ritardo è preferibile una tempestiva anche se non perfetta.

OSPECA
Mauro Martino

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