La Ferrari Esordisce in Borsa Soffrendo La Crisi Cinese

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Tre mesi dopo esser sbarcata al New York Stock Exchange, la Ferrari – icona del lusso automobilistico italiano – ha completato il piano deciso da Sergio Marchionne facendo il suo esordio in Piazza Affari a Milano.

Nonostante le attese, il titolo ha sofferto la giornata negativa delle borse internazionali dovute al calo del mercato azionario cinese e le incertezze determinate dalla politica petrolifera ed estera dell’Arabia Saudita.

Partita in apertura di giornata con ciascun titolo venduto a 43 Euro / 46.72 Dollari, la Ferrari ha visto il valore dei suo titoli scendere fino scendere fino a 41.50 ad azione (-3.5 percento) per poi riprendersi verso la chiusura dei mercati e finire la giornata con un valore di poco superiore a quello registrato in apertura.

“L’Italia deve smetterla di giocare con gli alibi, con i tentativi di giustificare le mancanze del passato. L’Italia finalmente c’è. I problemi in agenda nel 2015 non ci sono più, sono stati affrontati,” ha commentato il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, presente a Piazza Affari.

“La politica deve fare molto anche nel 2016, ma con la consapevolezza che l’Italia c’è e non deve aver paura del mondo. Questo è il messaggio che ci deve dare la quotazione Ferrari,” ha continuato Renzi.

“L’andamento del titolo della Ferrari è stato eccessivamente penalizzato dalla terribile giornata dei mercati internazionali. Esordire in Borsa nel giorno in cui le notizie dalla Cina affondano i listini mondiali arrivando a bruciare 264 miliardi (di Euro) nei mercati Europei non è certo il sogno di nessuno,” ha commentato Giovanni Angioni, CEO della guida agli investimenti Guadagnare Opzioni Binarie.

“Nonostante l’esordio ben al di sotto delle aspettative le previsioni sulla performance del titolo Ferrari a Piazza Affari rimangono positive, specialmente perché la solidità del marchio e la sua reputazione sono una garanzia di livello internazionale.”

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Russia: investirci o no?

La Russia, come è noto, è un paese che ha una lunga storia, la quale soprattutto negli ultimi trent’anni ha profondamente caratterizzato l’economia di questo paese.               Alcuni anni importanti che vanno sicuramente ricordati sono il 1917 con la rivoluzione comunista in Russia, il 1918 anno in cui l’Ucraina proclama un’indipendente Repubblica Socialista, 1922 in cui ’URSS costituitosi include la Federazione Russa, la Repubblica Socialista Ucraina, la Repubblica Socialista Bielorussa e la Repubblica Socialista Transcaucasica, il 1990 anno in cui l’Ucraina diviene indipendente, il 1954 quando la Crimea abbandona la Russia e diviene parte dell’Ucraina, il 1991 importante per il collasso dell’Unione Sovietica e, più recentemente, il 2001, anno in cui la Russia viene inserita tra i paesi del BRIC insieme a Brasile, India e Cina e che segnerà un aumento dell’appeal del paese da parte di capitali ed investitori stranieri.

La Russia ha quindi attraversato negli ultimi vent’anni un periodo di crescita importante, che tuttavia ha visto nel periodo recente un forte rallentamento dovuto ad un insieme di fattori.

Il tutto parte dal 2014, anno in cui è stato lanciato un attacco speculativo verso la Russia con il conseguente crollo del prezzo del petrolio ad opera degli Stati Uniti, preoccupati della sua continua crescita. A niente sono serviti gli interventi della Banca Centrale Russa e la situazione è continuata a peggiorare successivamente alle questioni relative all’annessione della Crimea da parte della Russia a cui sono seguite le sanzioni da parte dell’UE, prolungate  di recente fino al 31 Gennaio 2016.

Di conseguenza il calo del prezzo del petrolio, la debolezza del Rublo e le sanzioni da parte dell’Unione Europea, hanno determinato un calo del PIL del 4.6%, una percentuale maggiore dello 0,3% rispetto a quelle che erano state le previsioni della Banca Centrale Russa.

La contromossa della Russia alle sanzioni ricevute è stata quindi quella dell’embargo, limitando di molto le importazioni, soprattutto nel settore food, da altri paesi.             Questo ha colpito in primis l’Italia, che ha registrato una diminuzione delle esportazioni dell’11,6%.

Di recente poi la società di consulenza Ernst & Young ha stilato un rapporto sull’attrattività dei vari paesi del mondo per gli investitori e si può notare nel grafico come nel corso degli anni recenti la Russia abbia perso 8 punti, ponendosi come il paese meno attrattivo tra quelli del BRICS.

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Dato di certo non incoraggiante.

Inoltre, secondo un altro studio dell’Economist, entro il 2050 la Russia sparirà dalla classifica dei 10 paesi al mondo con il PIL più alto, vedendo invece un maggiore rafforzamento della Cina e dell’India e l’affermazione di paesi “nuovi” come il Messico e l’Indonesia che potrebbero risultare più promettenti in un’ottica di investimenti di lungo periodo.

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Acquisti on-line: solo il 5% delle aziende italiane sfrutta questo canale

Risalgono ad un paio di settimane fa i dati forniti dalla Commissione Europea ed elaborati dal Centro Studi Impresa Lavoro che vedono l’Italia come l’ultima in Europa a vedere i propri prodotto online. Ad utilizzare la rete come canale di vendita dei proprio prodotti e servizi sono infatti il 5,34% delle aziende Italiane, un dato imbarazzante se confrontato con gli altri paesi membri dell’Unione Europea dove la media si attesta intorno al 15,8%. Paesi come Repubblica Ceca, Danimarca e Croazia sembrano lontanissimi, posizionandosi sui primi tre posti del podio di questa particolare classifica, rispettivamente con il 26,54, 26,36 e 26,28%; ancora molto distanti sono poi anche altri paesi come Germania, Gran Bretagna, Spagna, Francia e persino la Grecia che possiedono rispettivamente il 22,59%, 19,80%, 16,65%, 11,76% e 9,19% di imprese attive con i proprio e-commerce online.

Questo dato è ancor di più sbalorditivo se si prende poi in considerazione un altro studio condotto da Paysafecard, ecommercesecondo cui il 96,4% di un campione di intervistati tra i 16 ed i 70 anni prevedono di effettuare degli acquisti su Internet nel corso del prossimo anno; dato oltretutto in crescita rispetto al medesimo studio effettuato nel 2014.

Questo vuol dire che la quasi totalità delle aziende italiane non saranno prese in considerazione da un così elevato numero di possibili clienti.

Diviene quindi fondamentale andare a colmare questo gap con gli altri stati Europei cercando di aumentare e consolidare la presenza on-line delle aziende nostrane: per far ciò occorre senza dubbio migliorare la conoscenza di tutte quelle che sono le tecniche e le pratiche di Web Marketing in particolar modo all’interno delle tantissime PMI Italiane. Ciò potrebbe sicuramente rappresentare un’opportunità molto interessante per aumentare il fatturato di molte aziende e andare a migliorare quello che è l’attuale panorama economico Italiano.

Fabio Morelli

OSPECA

La Fed decide di mantenere i tassi di interesse al minimo storico

Questa sera la Federal Reserve ha comunicato la propria scelta di continuare una politica monetaria accomodante, ormai varata da quasi un decennio, mantenendo i tassi di interesse al minimo storico, prossimo allo zero anche se la disoccupazione è stata assorbita tutta e si attesta ormai al 5%, quasi il suo livello naturale. La banca centrale americana ha motivato questa scelta per paura del rallentamento dei paesi emergenti dopo lo scoppio della crisi cinese e del crollo delle materie prime.
La FED sottolinea nel proprio comunicato come “la spesa delle famiglie e gli investimenti delle imprese sono aumentati in Politica Monetaria Fedmaniera moderata e il settore immobiliare è migliorato ulteriormente, sebbene le esportazioni nette siano state deboli; il mercato del lavoro continua a migliorare, con solidi aumenti occupazionali e una disoccupazione in declino, inoltre gli indicatori del mercato del lavoro mostrano che il sottoutilizzo della forza lavoro è diminuito dall’inizio dell’anno”, conclude la FED, “l’inflazione ha continuato a correre al di sotto degli obiettivi di lungo termine del Comitato, riflettendo in parte la flessione dei prezzi dell’energia”. Le aspettative di inflazione di lungo termine rimangono, in ogni modo, stabili.” Janet Yellen, prescindere delle FED, ha rivelato che la maggioranza dei membri del Fomc vede ancora un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, ma quattro lo prevedono invece nel 2016.

Di seguito il video della conferenza tenuta ieri da Janet L. Yellen

La Banca centrale cinese interviene sui mercati

L’intervento della Banca centrale cinese dopo il disastro di ieri c’è stato, e si va verso un QE anche in Cina. La People’s Bank of China (Pboc) ha effettuato questa notte una massiccia iniezione di liquidità di 23,4 miliardi di dollari in ordini di riacquisto (repo) a sette giorni. L’iniezione netta è pari a 30 miliardi, considerando i 120 miliardi di yuan in scadenza oggi. Inoltre la banca centrale ha venduto, secondo indiscrezioni di un trader, 60 miliardi di yuan di depositi del Tesoro a tre mesi per conto  crisi cinadel ministero delle Finanze al tasso del 3%.Il tasso di riacquisto è salito a un massimo di quattro mesi dell’1,85%, il tasso a sette giorni è sceso di due punti base, al 2,51%. Le banche sono diventate più riluttanti a concedere prestiti, di qui la mossa della Pboc di offrire sostegno alla liquidità dopo la spiazzante svalutazione dello yuan dell’11 agosto scorso. L’intervento attinge ai fondi del sistema finanziario piuttosto che ricorrere allo strumento di stampare nuova moneta. Intanto le riserve cinesi in valuta estera scenderanno ancora di circa 40 miliardi di dollari nel solo mese di agosto. La scorsa settimana l’autorità monetaria ha iniettato 150 miliardi di yuan con contratti di repo e ha anche aggiunto di 110 miliardi di yuan attraverso strumenti creditizi a medio termine. Si vuole far respirare i mercati e dar ossigeno al credito iniettando moneta.

FABIO MARINARO

OSPECA