Debito pubblico

Il debito pubblico è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri, quali individui, imprese, banche o Stati esteri; rappresenta l’accumulazione di deficit di bilancio nel tempo.
Il debito pubblico è sostenibile se lo Stato ha la capacità di pagare gli interessi e restituire il capitale alla scadenza. In caso contrario lo Stato è costretto a dichiarare default.
Il debito è sostenibile solo se il rapporto debito/PIL nominale rimane stabile, o almeno non cresce in modo elevato.
Quindi più che il valore assoluto del debito, un importante indice della solidità finanziaria ed economica di uno Stato (come prescritto anche nel caso del Patto di stabilità e crescita) è il rapporto tra il debito pubblico e il Prodotto interno lordo, in quanto il PIL in questo caso rappresenta un indice o parametro di quanto lo Stato è in grado di risanare il proprio debito pubblico tramite ad esempio imposizione fiscale e relativo gettito fiscale.
Il debito italiano è costituito essenzialmente da titoli di Stato (BOT, BTP, CCT, ecc.) e per il resto da biglietti, monete, depositi.
In Italia attualmente il debito pubblico ammonta a più di 2 mila miliardi di euro ed è detenuto al 4,73% da Banca d’Italia, al 30,81% da Istituzioni finanziarie monetarie, al 16,60% da Altre istituzioni finanziarie, al 12,55% da comuni residenti e al 35,30% da non residenti ovvero da banche, fondi o comuni cittadini non residenti in Italia.
Dagli anni ’90 ad oggi, l’andamento del debito pubblico e sopratutto il rapporto debito/PIL è stato molto altalenante, raggiungendo livelli più alti soprattutto in due momenti: nel 1992 e nel 2008.
Analizzando il rapporto debito/Pil vediamo come questo abbia avuto un andamento altalenante, raggiungendo dei picchi in corrispondenza di due episodi di crisi: uno nel 1992 e un altro iniziato nel biennio 2008-2009, il quale dopo una tregua del 2010 si è riacutizzato nel 2011.
Differenti non erano soltanto le situazione economiche del Paese che precedevano la crisi, ma anche i motivi delle variazioni del rapporto debito/Pil e quindi le sue dinamiche.
La crisi dei primi anni Novanta è stata preceduta da un periodo di continua crescita del peso del debito pubblico sul Pil, dall’80% del 1985 al 98% circa del 1991. Tale crescita è stata causata principalmente da deficit primari di bilancio, mentre lo “snow ball effect” è risultato meno importante.
Prima della seconda crisi, invece, tale rapporto, pur più elevato, si è mantenuto stabile intorno al 104% (2003-2007) e ha registrato una riduzione nel 2007 (3 punti di Pil in meno rispetto al 2006).
Il contributo più rilevante alla crescita del rapporto debito pubblico/Pil in Italia (ben 14 su 15,4 punti percentuali) è attribuibile alla componente snowball effect (“effetto valanga”), che rappresenta l’impatto combinato della spesa per interessi e del tasso di crescita del Pil, elementi entrambi scarsamente influenzabili dalle autorità fiscali, e che si riduce al migliorare dell’attività economica.
La sostanziale stabilità del debito pubblico sul Pil è derivata dalla combinazione di una spinta al spinta al rialzo esercitata dal differenziale positivo tra costo medio del debito e crescita economica, e da un contributo negativo del saldo al netto della spesa per interessi, risultato in avanzo.

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