IL MERCATO DEL LAVORO SPAGNOLO: LA RIFORMA 

La Spagna è il paese europeo che nel 2015 crescerà di più, la variazione del Pil si attesterà al 3,5%. Tale crescita è sostenuta dall’assorbimento del tasso di disoccupazione che era diventata insostenibile per l’economia spagnola post crisi 2008. In questo contesto di forte crisi del mercato si trova la riforma messa in atto dal governo Rajoy con il decreto legge “Real Decreto-Ley” del febbraio 2012 si basa sul concetto di flessibilità sia in entrata che in uscita e sul favorite l’incontro di offerta e domanda di lavoro. La riforma infatti ha allentato molti vincoli di legge sul contratto nazionale che ha alla base delle rigidità del mercato. Le imprese spagnole possono rinunciare al contratto collettivo nazionale della loro categoria e introdurre modifiche a livello salariale, di orario e di turni in particolari situazioni economiche ed organizzative. 
Grafico n.1. Tasso di disoccupazione dati trimestrali Spagna
 
La flessibilità in entrata è stata facilitata dall’allentamento dei vincoli sui licenziamenti ed è stato eliminato l’obbligo, prima in vigore, di una autorizzazione amministrativa prima del licenziamento e anche l’annullamento da parte del giudice. La contrattazione sindacale rimane in piedi prima dei licenziamenti sia individuali che collettivi. Le aziende spagnole possono diminuire il personale in caso di diminuzione del fatturato che si protrae per tre trimestri consecutivi, e in caso di licenziamento senza giusta causa l’indennità per il lavoratore è ridotto da 45 ai 33 giorni di salario per ogni anno di anzianità con un tetto massimo di 24 mesi. La flessibilità è la base di tutta al riforma e i risultati si stanno venendo, la disoccupazione è scesa al 21,2% è ancora la più alta tra i paesi europei ma molto più bassa dal 2011 quando il paese è stato colpito dalla crisi del debito sovrano. Il vero problema rimane la disoccupazione giovanile che si attesta al 46,6% degli under 25 ma la percentuale di giovani spagnoli scoraggiati è del 17,1% nettamente più bassa degli italiani che risulta essere di 22,1%. La riforma del governo spagnolo sta ottenendo dei bei risultati, sta cercando di spostare l’attenzione dalla parte della domanda di lavoro, novità assoluta per i paesi neolatini anche se manca una vera e propria struttura innovativa di centri per l’impiego che sono il fulcro portate dell’incontro del mercato del lavoro.
Grafico n.2 Previsioni di tasso di disoccupazione Spagna ed Europa 

 
OSPECA

FABIO MARINARO

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APPROVATO IL “BAIL IN”: PRONTI NUMEROSI PRELIEVI FORZOSI

E’ stato dato ufficialmente il via libera dal Consiglio dei Ministri all’attuazione della direttiva europea sulle crisi bancarie. Infatti dal 1° gennaio 2016 i salvataggi delle banche non saranno più finanziati dallo Stato, bensì dagli istituti stessi (ed è questo in sostanza il cosiddetto bail-in che tradotto letteralmente vuol dire “salvataggio interno”); in pratica i salvataggi dovranno pervenire in primo luogo dagli azionisti degli istituti di credito coinvolti, poi dagli obbligazionisti, ed infine, se necessario, dai correntisti con depositi superiori ai 100mila euro. A rischiare però non saranno solo i “proprietari” della banca ma anche i creditori suoi cioè chi, investendo in titoli e azioni ha già dato i propri soldi all’istituto. Si avete letto bene: se un istituto di credito entra in crisi per vari motivi, non ci sarà più per forza l’intervento dello Stato ma dovranno farsi carico delle perdite anche soci e correntisti oltre i 100 mila euro. Sarà infatti questo il nuovo regime operativo per il salvataggio degli istituti di credito ed entrerà in vigore già dal 2016: le nuove regole dovranno infatti essere applicate fin da subito dalla Banca D’Italia che, come autorità di regolazione, avrà in mano la decisione e il potere sulle questioni di salvataggio. Così facendo avremo sicuramente una riduzione del numero delle procedure d’infrazione aperte (e poi concluse) a carico dello Stato italiano. Essendo un istituto che deve ancora entrare in vigore non disponiamo di statistiche, numeri e altro. Sicuramente ci sarà un grande onere degli istituti di credito che sarà quello di informare i propri clienti sui rischi che corrono. Fino ad oggi si è riuscito a gestire senza troppi problemi i guai di numerosi istituti di credito, per lo più piccole banche che hanno pesato molto sul territorio ma che non hanno messo in ginocchio il sistema bancario italiano. Il bail-in non riguarda sol chi investe sui titoli bancari, che siano azionari o titoli obbligazionari, ma anche tutti i correntisti che prima di aprire un conto devono informarsi sullo stato di salute della banca. Quindi attenzione o meglio informazione d’ora in poi su chi custodirà i vostri risparmi.
OSPECA

MICHELE FASCETTI

Il FUTURO DEI NOSTRI GIOVANI

Il lavoro rimane il grosso problema dell’Italia. A confermarlo sono i dati emanati dall’Eurostat dall’Istat la settimana appena passata. La disoccupazione in Italia è scesa ai minimi dal gennaio 2013 al livello dell’11,8 per cento, mentre rimane alto il livello di quella giovanile al livello del 40,5 per cento. Gli effetti di questo aumento dell’occupazione più che dalle riforme messe in atto dal governo è causata dal cambio del ciclo economico che è in attuo in Europa. Questo effetto si può riscontrare sugli inattivi che continuano ad aumentare. 
Grafico n.1. Tasso disoccupazione giovanile Italia

  

Se il tasso disoccupazione sta diminuendo e perché si sta restringendo la forza lavoro. Nei prossimi mesi si continuerà ad assistere ad una diminuzione della disoccupazione in quanto ci sarà un consolidamento della ripresa economia grazie ai piani di politica economica messi in piedi dalle BCE ma per gli inattivi e gli scoraggiati il nostro paese deve fare di più, anche con una trasformazione dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro per favorire più meritocrazia e meno clientelismo e sopratutto per accelerare il rientro dei nostri giovani. Essere giovane non può significare essere disoccupato, inattivo e senza speranze. 
Grafico n.2. Tasso di “scoraggiati” in Europa

  
OSPECA

FABIO MARINARO

TUB: UN NUOVA ALBA PER LA FINANZA

Il TUB ( Testo Unico Bancario) costituisce un corpo organico di disposizioni in materia bancaria volte a coordinare e gestire in maniera efficiente sia l’esercizio di attività finanziarie, sia gli intermediari deputati allo svolgimento delle stesso.A seguito dell’epico crollo dei listini azionari verificatosi nel 1928, la maggior parte dei paesi a livello mondiale sentì la necessità di ottemperare a questa calamità finanziaria ,data dal conflitto d’interessi fra attività bancaria e quella di vigilanza, implementando una legislazione molto rigorosa in materia.

Il TUB ha riformato in maniera radicale il sistema bancario italiano, che fino al 1992 considerava le banche come una pubblica istituzione operante in regime di separatezza temporale, settoriale e istituzionale dell’attività bancaria. Con il nuovo testo legislativo, le banche possono essere formate solo come società per azioni o cooperative e hanno poteri più ampi di azione e di creazione di nuovi mercati, anche esteri.

Difatti, una delle novità del TUB è il concetto di” Banca universale”, che ha natura imprenditoriale e può esercitare congiuntamente la raccolta del risparmio presso il pubblico e l’esercizio del credito. La crescente autonomia delle banche è risultata direttamente proporzionale all’indipendenza d’azione degli organi di vigilanza, attraverso lo strumento della vigilanza prudenziale.                                                                  

Il consolidamento di un mercato finanziario di dimensione europea, ha portato con sé la necessità di costituire un fondo interbancario dei depositi, affinché risultasse facilitato il sistema dei pagamenti , e ha richiesto la nascita e lo sviluppo di macrogruppi bancari, preposti a fronteggiare l’accanita concorrenza estera e ad offrire ai clienti dei prodotti efficienti al minor costo. Questo ha imposto l’adeguatezza patrimoniale delle banche, per far fronte a improvvisi problemi finanziari, anche internazionali, e ha indotto a regolare la partecipazione delle banche nelle società di tipo industriale, portando alla creazione di nuovi organi di vigilanza.

 OSPECA

GIULIA MINUTI

Job Acts 

Il 6 novembre il nostro osservatorio in collaborazione con l’associazione #start discuterà a Montalto della riforma del lavoro Job Acts del Governo Renzi rappresenta l’ultima tappa del percorso di evoluzione che negli ultimi anni ha visto protagonista il settore del lavoro in Italia.

Per meglio comprendere, quindi, la portata innovativa del Job Act nello scenario di crisi che si trova il nostro paese e in particolare la nostra regione e provincia si discuterà dell’impatto di tale riforma e di quale prospettive future sul mercato del lavoro.

#ospeca